
L’avarizia

La chiarezza scaccia ogni timore
Oggi decido di essere felice perché non ho scelta, non posso fare altrimenti tanto è inutile lamentarsi perché bisogna scegliere da che parte stare affermando la condizione nella quale vogliamo essere.
Oggi decido di essere felice perché non ho scelta, e badate bene che quando non abbiamo scampo non è un aspetto negativo, come i nostri automatismi vorrebbero farci credere, ma un fortuna bella e buona, perché sono le vie di fuga che ci allontanano da una possibile guarigione.
Tanto quello che non si affronta oggi ce lo ritroveremo quando meno ce lo aspettiamo, quindi, meglio portarsi avanti con il lavoro, e un fatto fatto è meglio di due da fare, come diceva mia nonna. Le sirene lamentose, con la loro modalità ammaliante, certamente non mancano, e i capricci sono dietro l’angolo, ma oggi non voglio addossare la responsabilità a nessuno, proprio non mi va di agire vigliaccamente questo codicillo della personalità, quasi una legge ad hoc che potrebbe essere usata in maniera codarda, ma per questa volta rimarrà dietro l’angolo cercando di ghermire qualcun altro.
Questa è una bella scelta, forte e coraggiosa, capace di donare un senso di unità che ti fa percepire di essere parte di qualcosa di più grande, all’interno del quale ci si può sentire al posto giusto e al momento giusto, senza sentirsi sminuiti rispetto ad aspettative e illusioni che fomentano rivolte intestine con il solo intento di creare scissioni.
Decido quindi di non sventolare il mio senso d’impotenza rispetto a ciò che la vita mi sta offrendo come opportunità, non voglio manifestare la mia inadeguatezza come un simulacro in grado di esentarmi dalle mie responsabilità, questa volta me la voglio giocare bene, ma molto meglio di altre volte, creando le condizioni perché in futuro, questo possa divenire, sempre più, la regola aurea del mio comportamento.
Scelgo, a questo punto, di tornare alle radici di questo albero che è la mia vita, smettendo di guardare solo i rami o le foglie, ma tutto l’albero nel suo complesso, radici comprese. E allora cosa c’è che non va? Forse le radici non sono al posto giusto? Oppure le foglie e i rami dovrebbero essere diversi?
Perché l’essere umano è fatto così, c’è sempre qualcosa che non collima, e se per qualche allineamento cosmico particolare veniamo costretti ad ammettere l’evidenza dei fatti, state pur certi che diremo che poteva avvenire in modo diverso, oppure poteva essere detto in altro modo. Le abitudini sono dure a morire, e il non essere responsabili di ciò che accade verrà agito con una punta d’orgoglio, quando va bene, come se ritrarsi di fronte alla possibilità di essere meno ignoranti possa essere un vanto, e non una disfatta per il buon senso.
Per fortuna la vita è più forte del nostro continuare a dire no, come direbbe il cantante Ligabue, e allora perché continuare a lottare contro i mulini a vento della nostra fantasia malata, consumando energie che potrebbero essere usate diversamente, per poi ritrovarsi sfiancati e maggiormente arrabbiati verso una vita che non ci da quello che vogliamo, e aggiungerei per fortuna?
Non ne vale la pena, infilarsi in questo vicolo cieco, facendosi forti di pretese che nulla hanno a che fare con l’amore, questa forza per certi versi sconosciuta, che ha un senso innato della democrazia, avendo a cuore il bene di tutti, nessuno escluso sia ben chiaro.
Ma nello stesso tempo è anche gerarchica, perché a chi più ha sarà dato diceva qualcuno. Si ok, voglio l’amore, voglio l’amore, ma poi quando arriva è come il Natale e il panettone potrebbe essere indigesto, sarà forse colpa dell’uvetta? Non credo, con il pandoro sarebbe la stessa cosa.
Cominciamo a fidarci di questa vita che ha dei tempi che non collimano mai con i nostri, e già questa cosa mi piace, perché se la vita si adeguasse agli esseri umani non sarebbe certo affidabile. Cominciamo a fare con quel che c’è, dando valore alle persone e alle cose, senza vessarle attraverso pretese inutili, che hanno il solo intento di avvalorare parti bambine del tipo, io non c’ero, io non sono stato, io non ho studiato perché ero malato, e tante altre cosine che cominciano con Io… troppa attenzione a se stessi non va bene, se si vuole radicare questo senso di fiducia nei confronti della vita.
Oggi decido di essere felice, e anche se la vita mi mette spalle al muro con l’intento di “fucilarmi”, non voglio neanche la benda, che miri al cuore facendo quello che deve fare. Che bello essere fieri della propria battaglia, che bello non cercare di sbolognarla ad altri… per quanto tempo l’ho attesa, ora è qui e ne sono fiero.
Per meglio approfondire questo e altri argomenti vi rimando alla sezione Psicologia dello Yoga del Portale della consapevolezza Yoga, Vita e Salute https://www.yogavitaesalute.it/
Graziano Fornaciari
