L’attimo fuggente

L’essere umano recrimina e bofonchia, d’altra parte è la sua natura e non può fare altrimenti visto che la sua natura lo tiene ancora imprigionato ad una condizione dalla quale affrancarsi, evidentemente, non è ancora possibile. Da parte mia non mi tiro certo indietro, vorrei smetterla con questa dinamica, e ci mancherebbe altro, ma per quanto mi sforzi non sono ancora in grado di liberarmi completamente, pur tenendo conto del fatto che il trend è positivo, almeno mi sembra, avendo diminuito fortemente la mia propensione alla recriminazione e al bofonchiare.

Questo articolo nasce così con un flash di uno spezzone cinematografico tratto dal film “L’attimo fuggente”, durante il quale, il professor Keating interpretato da Robin Williams, dice ai suoi allievi che ognuno di noi ad un certo punto smetterà di respirare e morirà. Lo dice mentre invita i suoi allievi ad avvicinarsi ad una vecchia foto che raffigura allievi di un tempo, allievi non molto diversi da quelli attuali, certamente non nell’abbigliamento ma nelle aspirazioni certamente sì, allievi di un tempo che si sentivano invincibili, come lo sono quelli attuali, ma che ora sono diventati concime per i fiori.

Il senso è che bisogna cogliere l’attimo, che il tempo passa scordandoci di rendere straordinaria la nostra vita, che non esiste un’età in particolare nella quale poter dare un senso alla propria vita, ma che ogni momento conserva in sé la possibilità di innescare quella scintilla che potrebbe incendiare le nostre vite. Chi ha tempo non aspetti tempo disse qualcuno, e quanto tempo si “spreca” nel traccheggiare in balia di forze che vogliono farci credere nell’ineluttabilità delle cose? Forze subdole che si nascondono pavide nei confronti di una vita che desidera semplicemente irrigare la nostra coscienza sino a renderla fertile.

Quanta pigrizia si nasconde nelle pieghe della nostra coscienza. Quanta inerzia nel seguire passivamente tendenze che non sono certo quelle dell’anima, tendenze che appartengono alle distorsioni insite nei nostri pensieri ed in particolare nelle emozioni, che si accapigliano per la supremazia di un corpo fisico che diventa “schiavo” seguendo con indolenza quale di questi si manifesta più forte. La psicologia dello yoga ci viene in soccorso, indicandoci la via per tradurre in opportunità ciò che erroneamente percepiamo come impedimento. Naturalmente bisogna meditare, perché la volontà da sola non basta, occorre consapevolezza perché la magia si realizzi.

Naturalmente non è semplice, sappiamo bene la fatica di cambiare anche una minima cosa nelle nostra vita. La materia esige il giusto tributo attraverso il quale confermarsi degni del cambiamento avvenuto. Solo la personalità che si oppone all’anima, e che fa dell’ignoranza un vanto, ci vuole far credere il contrario, che tutto sia facile, che tutto si ottenga in poco tempo e con il minimo sforzo, ma non è così, sono solo illusioni che portano a deludersi e di conseguenza ritrarsi da un possibile conseguimento che si trova a portata di mano.

Bisogna sentire la forza generatrice del genere umano, la sua capacità di stravolgere gli eventi, che in fondo la vita è breve e non deve essere vissuta in difesa proteggendo chissà che cosa con dispendio energetico abnorme rispetto al necessario. Chi ha tempo non aspetti tempo, portiamo dunque l’attenzione alle aree di insoddisfazione presenti nella nostra vita, riconosciamo in tutto questo il senso di impotenza che si cela, e agiamo con tutte le nostre forze per sovvertire ciò che sembra ineluttabile. Noi siamo creatori e non si costruisce con il lamento e la recriminazione, non si edifica una nuova vita delegando altri al nostro posto.

Le parti bambine della nostra coscienza si credono immortali, non che non lo siano, ma certamente non nei termini percepiti, perché la responsabilità deve essere alla base di ogni attività, invece del tutto è dovuto che le alimenta. Ogni attimo è un possibile cambiamento, ogni attimo della nostra vita può essere meglio sintonizzato con la vita, che aspettiamo dunque a rendere tutto migliore divenendo creatori di un mondo nuovo di cui possiamo essere artefici. Gandhi diceva che dobbiamo essere il mondo che vorremmo che sia, e invece noi che facciamo? Pretendiamo che siano altri a costruirlo mentre noi abbiamo altro di meglio da fare?

Prendiamo in mano le nostre vite, non lasciamole scivolare verso l’indolenza che magari è l’opposto della rabbia, afferriamole bene, mettendole in comunione il prossimo e vedrete che il resto verrà di conseguenza. Faremo fatica certamente, ma essa diviene un giogo leggero se ne comprendiamo il significato e soprattutto lo applicheremo nelle nostre vite.

I limiti nella vita

Quante volte siamo giunti al limite tanto da non poterne più, magari asserendo che oltre non è possibile andare, e che non è giusto tutto quello che sta accadendo? Siate onesti, vi è capitato, eccome se vi è capitato, magari molte volte come è successo al sottoscritto, per poi ricredersi nel giro di un tempo più o meno lungo, riconoscendo  che il limite poteva essere spostato più avanti, e che di spazio ce n’era ancora, ma anche molto.

D’altra parte che cosa dovremmo fare in una circostanza del genere? Mollare tutto? Dire che non si vuole più giocare e andarsene stizziti con il pallone stretto stretto sottobraccio? Magari quello stesso pallone che abbiamo portato sul campo da gioco delle nostre emozioni con l’illusione che la partita si giocasse con le nostre regole, naturalmente immodificabili? Eh già, la tentazione è sempre forte, una specie di sirena che sobilla alle nostre orecchie l’ennesima presunta ingiustizia subita.

Non credo proprio possa essere la soluzione adeguata, d’altra parte un agire di questo tipo è in grado di generare una specie di boomerang che ci si ritorcerà contro sulla base di quanto espresso, si chiama anche karma. Gli effetti, naturalmente, saranno molto più sgradevoli rispetto a quelli che avremmo vissuto se avessimo ceduto un pochino le armi della nostra ignoranza. Purtroppo, il nostro orgoglio, non ci consente di affrancarci così facilmente dalle grinfie dell’ignoranza, d’altra parte preferire di identificarci nell’ombra proiettata non è mai di buon auspicio.

Eppure lo spazio c’era, e il limite poteva spostarsi più avanti se solo avessimo compreso che l’ignoranza non va difesa, mentre di conseguenza è la conoscenza che deve essere perorata. Parlo della conoscenza di sé che conduce a quella dell’altro o della situazione che stiamo vivendo, riconoscendola come funzionale a ciò che stiamo sperimentando per necessità della nostra anima che deve crescere e fortificarsi nel suo cammino verso lo  spirito, quella casa del Padre verso la quale tutti tendiamo.

Invece stiamo li a contorcerci, a irrigidirci, divenendo elusivi ed evasivi, oppure aggressivi e sgradevoli, magari anche fetenti nel negare l’evidenza del male che stiamo agendo che, chissà per quale immagine karmica del passato ancora produce in noi piacere distorto, quello che separa, un piacere tagliente come un rasoio nell’affermare la nostra supremazia, quel male agito per ignoranza che gode dell’illusione di non venire scoperto così da non pagare quanto dovuto.

Eppure lo spazio c’era e ci sarà sempre, perché è bello andare oltre cercando ciò che unisce, è bello risanare se stessi e il prossimo perorando ciò che unisce, perché consapevoli della guarigione che ne deriva. È bello trovarsi in un campo della nostra coscienza diverso da quello che difendiamo a tutti i costi, uno spazio della nostra coscienza da costruire, che può anche apparire non attraente, ma che bello farlo divenire accogliente arredandolo con il prossimo.

I limiti ci preservano da ciò che non possiamo sostenere, e nello stesso tempo ci sospingono nel farci prendere contatto con le nostre qualità. D’altra parte avremo sempre a che fare con i limiti, meglio conviverci con intelligenza dunque, accettandoli e nello stesso tempo fare di tutto per superarli, ma qui dobbiamo chiedere aiuto alla nostra anima, maestra di vita, capace di illuminare le nostre esistenze sulla base di ciò che possiamo sostenere, nel comprendere il valore dell’attività in luogo di una passività dove la recriminazione la farà sempre da padrona.

La cura porta ad amare e a servire

Forrest Gump diceva che quando mamma gli spiegava le cose lui le capiva, lo stesso dicasi per quanto mi riguarda quando mi ritrovo a sfogliare le pagine che mi parlano delle Fatiche di Ercole nella interpretazione astrologica di Alice Ann Bailey. Ogni volta che vivo crisi più o meno profonde mi ritrovo spesso ad aprire questo testo, ricevendo in cambio la possibilità di cogliere intuizioni importanti rispetto a quello che sto vivendo.

Le domande che mi “assillano” in questo periodo riguardano la possibilità di amare, di servire e di avere cura. Si tratta di domande a cui posso dare delle risposte più o meno sentite, più o meno consapevoli, risposte che in parte parlano di un vissuto fatto anche di consapevolezza, risposte che in ogni caso mostrano la corda perché manca ancora la necessaria esperienza per poter comprendere sino in fondo i responsi a queste domande.

Amare e amarsi è un casino, qualche volta mi affliggo nel percepire la strada che ancora mi separa da questa condizione, venendo risucchiato da paure antiche che mostrano i muscoli, paure che fanno della mistificazione la loro ragion d’essere. Poi si va, inutile rimanere alle corde, testa bassa e pedalare che a lamentarsi non si guadagna nulla, meglio agire e sperimentare, così da uscire il più velocemente possibile da questo guado per non annegare in esso.

Servire è un casino anch’esso, con tutte le paure che reca questa modalità d’azione, spesso vissuta timore, la paura di essere in balia dell’altro che potrebbe avere potere nei tuoi confronti facendoti fare cose che non vorresti. Illusione fatti capanna, anche in questo caso se ne fanno di viaggi, proiettando sul prossimo ciò che noi stiamo agendo nei suoi confronti. Forse è la parola servire che inganna, vista come genuflettersi agli altri mentre invece è esattamente il contrario.

E volete che anche prendersi cura non sia un casino? Certo che lo è, d’altra parte come si fa ad avere cura della vita se non la si conosce temendola di conseguenza. Come si fa ad avere cura di qualcosa che si ha paura di perdere, vivendo l’affanno di non fare mai la cosa giusta, chiudendo la porta a ciò che può minare questa condizione, rafforzando la propria ignoranza in merito. La cura ti porta ad amare e di conseguenza a servire, ma vediamo meglio questi tre aspetti e la loro interazione.

Intuisco sempre più che non esiste limite alla possibilità di amare, forza e coraggio, smettiamo dunque di sorvolare le nostre vite timorosi di atterrare e di fare i conti con gli effetti di ciò che abbiamo agito, per questo la cura non può essere disgiunta dall’assunzione di responsabilità. Bisogna cominciare a risanare le nostre esistenze rimanendo aderenti ad esse, senza voler essere qualcun altro e vivere situazioni diverse alimentando l’illusione di tenere lontano ciò che riteniamo pericoloso per la nostra integrità.

Avere cura ti porta ad amare, per questo sento impellente lo sperimentare questa condizione, la cura delle piccole cose che ti porta ad amare anche quelle grandi riconoscendole come parte di un tutto di cui sei partecipe in maniera indissolubile. Conseguita questa condizione, servire diviene l’unica cosa possibile da fare, perché non puoi non ritornare al gregge come pastore, cercando di non sovvertire la vita sulla base dell’ignoranza, ma di coadiuvarla sostenuti da una consapevolezza e da una visione d’insieme che non ammette dubbi.

Curo la vita ed imparo ad amarla non desiderando altro che servirla… so che un giorno accadrà, non tanto per un evento improvviso, ma per la tenacia e perseveranza che ogni giorno richiede, perché ad ogni giorno basta la sua pena, e la vita non è il Cepu illudendoti che puoi vivere più giorni in un giorno solo. Forza e coraggio dunque, goccia dopo goccia il vaso della nostra anima tracimerà e con essa la nostra capacità di amare.

La scuola Energheia scalda i cuori

L’estate è ormai finita e le conferenze di presentazione di Energheia prima scuola italiana di formazione per Terapeuti esoterici sono ormai alle porte. Energheia è dislocata in 8 sedi sul territorio nazionale, e, per quanto mi riguarda sono impegnato nella sede di Roma nel formare la nuova classe che salperà alla conquista del “nuovo mondo” costituito dalla propria anima che, parole del fondatore Massimo Rodolfi, potrà essere stabilizzata nella coscienza di ognuno.

Molto è già stato fatto nei mesi precedenti, visto che la prima conferenza l’ho tenuta in febbraio in quel di Nettuno sul litorale laziale. Esperienza molto bella, lo stesso dicasi per tutti gli altri appuntamenti che si sono succeduti, appuntamenti nei quali ho avuto modo di raccontare di questo bellissimo viaggio nel quale si ha veramente la possibilità di cambiare in meglio, maturando maggiormente quella responsabilità che deve animare ogni serio ricercatore dello spirito.

Definire lavoro questa attività lo trovo improprio, perché si tratta di una vera e propria passione, una scintilla che è scoccata tanto tempo fa e che ancora mi anima nel cercare di scaldare i cuori di coloro che hanno la ventura di venire ad ascoltarmi. Mi piace veramente tanto parlare alle persone che, anche se molto spesso sembrano essere lì per caso, in effetti non lo sono, perché sono attratte da qualcosa che neanche loro conoscono, almeno razionalmente, un qualcosa che nella maggior parte dei casi le fa essere attente, richiamate da una percezione profonda, direi quasi intima.

Negli anni questa passione è sempre aumentata, di pari passo con il piacere e la gioia di comunicare la possibilità di visitare mondi della propria coscienza, mondi inesplorati che, nel momento in cui vengono portati alla luce, li si potrà riconoscere come parti di sé che finalmente potranno essere accolte. Mi rendo anche conto che il piacere nasce da una minore aspettativa, non più legata pesantemente al bisogno che questa o quella persona si iscriva, ma semplicemente al piacere di seminare, conscio del fatto che prima o poi qualcosa germoglierà nei tempi e nei modi che è nelle corde della progettualità dell’anima.

Agire senza aspettarsi i frutti del proprio agire, questa frase è veramente un fondamento dell’anima, non che io sia in grado di aderire completamente a questa affermazione, ma sentire che questo viene riconosciuto sempre più dalla mia coscienza, mi da una pace che a volte quasi mi “spaventa”. Ho già visto molti volti e toccato altrettanti cuori, qualcuno si è già iscritto, altri ci stanno pensando, con altri ci dovrò fare quattro chiacchiere, mentre altri sono magari ignari della brace che alberga in loro e che magari si infiammerà a breve… chi può dirlo.

Mi piace molto l’esoterismo, e ho imparato ad amarlo attraverso l’insegnamento di Massimo Rodolfi che mi ha comunicato che nulla deve essere imposto. Quando tengo una conferenza mi ritrovo a comunicare spesso, se non sempre, perché a volte sono anche pedante, che l’essere ancora lì da parte mia, è dovuto al fatto che nulla mi è mai stato imposto e che ho visto trattare le persone da parte di Massimo Rodolfi allo stesso modo, sia che fossero lì da 5 minuti o da vent’anni e più.

Direi che nel panorama spirituale odierno non credo siano molti, se non rarissimi, i luoghi dove questo può avvenire, unito al fatto che Energheia migliora le vite alimentandole con una consapevolezza che diviene irrinunciabile. Ho frequentato Energheia da allievo nel 1996 e ne sono divenuto insegnante nel 2006, e se devo essere sincero non ho ancora ben capito come funziona questa scuola…

Ma come ripeto spesso ai miei allievi, che magari hanno fatto tante cose di cui pensavano di aver capito tutto, per poi verificare nelle proprie vite che poi poco o nulla cambiava, con Energheia magari si capisce “poco”, ma quel “poco” consente di stravolgere piacevolmente le esistenze conducendole verso il Buono, il Bello ed il Vero.

A questo punto se volete approfondire le finalità ed il programma della scuola Energheia vi rimando a questo link: http://www.yogavitaesalute.it/scuola-energheia consigliandovi anche di verificare se una conferenza di presentazione di Energheia passerà dalle vostre parti. Se così fosse, i miei colleghi ed io, vi attendiamo per parlarvi di un Sentiero che vi farà scoprire la vostra anima e soprattutto vivere come anime.

Se vorrete venirci a conoscere vi ricordiamo che Energheia è presente in 8 sedi, Torino, Milano, Bergamo, Modena, Padova, Firenze, Roma e Lecce, e questo è il link http://www.yogavitaesalute.it/categorie-eventi/yoga-vita-e-salute-yvs/ che vi rimanda a tutti gli appuntamenti di presentazione. Se così non fosse, parole di Massimo Rodolfi, possa la vita darvi sempre ciò di cui avete bisogno.

La cura

Bisogna avere cura della vita e di tutto ciò che la compone, bisogna avere cura in ogni nostro gesto perseguendo l’innocuità, condizione che è propria di un Maestro, il quale, trascendendo la condizione umana ne ritorna al gregge come pastore ma senza identificarsi in esso. Questo tratto di cammino mi vede sempre più alle prese con la possibilità di avere maggiori attenzioni nei confronti della vita, ricercando quella compassione che consenta ad ognuno di essere quello che deve essere senza per questo percepire un senso di minaccia.

La cura passa anche attraverso l’ordine, la chiarezza e la disciplina, aspetti senza i quali sarà molto difficile, se non impossibile, giungere a manifestare questa propensione nei confronti della vita. Occorre tanta dolcezza perché questo accada, occorre nello stesso tempo tanta tenacia nei confronti di se stessi per non dare quartiere agli automatismi che ancora ci compongono. Dolcezza e tenacia possono andare di pari passo, non sono in antitesi, semplicemente per essere perseveranti e continui nel non dare scampo a se stessi, bisogna anche essere dolci per accogliere la propria ignoranza, certamente non semplice da prendere in considerazione.

Quanta strada bisogna compiere perché questo accada, un Sentiero che si staglia lungo il percorso che conduce alla propria anima, un Sentiero che apre continuamente nuovi scenari ampliando la visione del cuore, scenari che percepiamo nella nostra essenza come se ci appartenessero da sempre. Il percorso che conduce alla propria anima ci comunica l’importanza della cura, senza la quale l’anima non potrebbe essere costruita, indicando la via perché possa realizzarsi in tutto il suo splendore che ci narra di mondi lontani finalmente percepiti come possibili. Per avere cura della vita bisogna comprenderne le cause e la relazione con gli effetti.

Alla luce di tutto questo, non possiamo desiderare di meglio se non avere cura, portando ordine e chiarezza in ogni aspetto della nostra vita a partire dalle piccole cose che rappresentano la base per ulteriori conseguimenti, sempre più grandi sino ad abbracciare ogni spazio della nostra coscienza. Per questo sento sempre più un bisogno di mettere ordine, quell’ordine tante volte trascurato per non essere responsabile delle mie azioni, manifestando talvolta un senso del dovuto che solo ora comincio a percepire nelle radici. Avanti dunque verso nuovi lidi nei quali attraccare con maggiore sicurezza.

L’ordine reclama anche un giusto ritmo, molto spesso sacrificato in luogo di una disarmonia che faceva prevalere il conseguire rispetto ad un agire armonioso che tenesse anche conto del prossimo. Mentre sto terminando questo articolo, mi sovviene il senso che mi ha spinto a scrivere di questo argomento, cioè il riconoscersi come parte di un tutto, e se tutto ciò che è esiste è parte di noi, ad un certo punto prendersi cura di ogni aspetto ci riporta, sempre e comunque a ama il prossimo tuo come te stesso.

C’è un tempo in cui s’inciampa imprecando con la vita responsabile dei nostri “guai”, esiste poi un tempo nel quale s’intravedono gli ostacoli intuendo che li abbiamo posizionati noi sul nostro cammino, ed esiste un tempo nel quale si possono rimuovere con forza, fiducia e intelligenza, magari anche con piacere, così da alimentare l’aspirazione verso il Buono, il Bello ed il Vero, capisaldi della coscienza che ci consentono di rimuovere ciò che genera sofferenza.

E poi andando a verificare l’etimo di cura ho letto parole che mi hanno colpito, parole che rimandano al fatto che la cura stimola il cuore e lo consuma. Questo compie la vita nei nostri confronti, stimolando i cuori per poi portarli a consunzione sino a renderli perfetti… per questo voglio avere cura di me stesso e della vita.

I vecchi fantasmi ritornano per essere sconfitti

A volte i fantasmi ritornano, ectoplasmi della propria coscienza che si pensava di avere sconfitto, ma che invece conservano vitalità sufficiente per ricordarti che quell’energia non è stata ancora completamente debellata, e che dovrai in ogni caso farci i conti sostando davanti a queste parti ancora ignoranti che reclamano chissà quale diritto di prelazione, con il solo scopo di avvinghiarti, risucchiandoti in un qualche pozzo nero non ancora completamente spurgato.

In parte ti eri scordato di questi fantasmi, in parte hai voluto credere di averli sconfitti così che potessero darsi alla fuga, ma fondamentalmente sapevi di non essertene liberato del tutto, e che prima o poi te li saresti ritrovati davanti dovendo lottare per la tua integrità. Sono parti di te viscide e subdole, che ti fanno credere quello che non sei, e che non ti fanno agire ciò che potresti, in poche parole ti ritrovi in una ragnatela nella quale ti agiti senza cavare un ragno dal buco.

Ma è giusto così, i cambiamenti avvengono nella materia immergendosi in essa, come non si può imparare a nuotare stando sul bordo della vasca, in poche parole bando alle illusioni perché bisogna tirarsi su le maniche e sporcarsi le mani in quest’opera alchemica alla riscoperta della propria vera natura, quell’anima verso la quale tutti tendiamo. Forza e coraggio dunque, se la vita ci pone dinanzi questi ectoplasmi della coscienza, vorrà dire che li possiamo affrontare con fiducia.

I fantasmi sono vecchi modi di pensare, di sentire, di agire e rappresentano ciò che ancora è in grado di nuocere e che parti di te desiderano continuare ad avvallare. I fantasmi rappresentano il male, l’incoerenza, la distruttività, in pratica simulacri della realtà che vogliono ingannare e distorcere la percezione, perché sia dato adito a ciò che non può durare, a ciò che è effimero, in luogo della propria natura superiore che muta di forma ma non nell’essenza.

Comprendo sempre di più la necessità di affrontare questi fantasmi, e quando si sono ripresentati sono in parte caduto nel tranello, in quella presunzione che mi ha fatto percepire più forte di come in effetti ero, dando così troppa corda a queste energie che in quanto a confidenza non si fanno pregare prendendosela tutta, se non di più. In ogni caso sempre meglio rispetto al passato, e di questo sono contento ma ho dovuto lottare tutta notte con queste energie, sentendomi come su di un filo sospeso nel vuoto con il costante rischio di cadere.

Alla fine il sole è sorto ancora e il punto più buio della notte ha dovuto cedere il passo all’alba incombente. Ho dovuto fare appello all’accoglienza, soprattutto verso la mia imperfezione che credevo superata, e alla tenacia che mi ha fatto rimanere saldo consentendomi di non perdere di vista la luce della mia anima, così che potesse guidarmi sostenendomi con forza, così da liberarmi dalle grinfie di questi fantasmi che volevano soffocare la luce a loro così tanto indigesta.

Naturalmente il racconto non poteva essere più dettagliato, ma spero in ogni caso che possa essere stato compreso il senso di quanto scritto, che potrei sintetizzare in questo modo:

1° I fantasmi ci sono e non si può cambiare ciò che non si conosce, naturale quindi affrontarli e sgominarli, comprendendo che non hanno forza e potere su di noi se smettiamo di nutrirli.

2° Il fatto di dovere affrontare questi fantasmi non significa essere sbagliati o avere sbagliato qualcosa che ci era sfuggito, semplicemente è giunto il momento di pugnare nuovamente grazie alla maggiore forza acquisita attraverso l’esperienza.

3° La luce dell’anima dissolve ogni impedimento, affidarsi ad essa significa vittoria certa ma prima bisogna rimuovere ciò che la ostacola, quei fantasmi di cui sopra che vanno affrontati perché “cresce ciò che viene nutrito”, e solo il divenirne responsabili  consente di accrescere la fiducia nella propria vera natura.

4° Ascolto e Meditazione rappresentano i pilastri dello Yoga. La loro pratica ci renderà liberi dai fantasmi, le ombre nelle quali l’ignoranza umana s’identifica perdendo di vista l’essenza immutabile che conduce alla liberazione dagli impedimenti di una personalità che nulla vuole mutare per conservare il proprio potere distorto.