Una conferenza dalla lunga coda, il profondo Nord e un cornetto di crema al pistacchio.

cuggiono 1È un venerdì in Aprile. Sono pronto per partire per Milano. Punto di partenza Sesto Fiorentino destinazione profondo Nord. Stasera devo tenere una conferenza a Cuggiono, una ridente cittadina della città metropolitana di Milano.

Oltre alla solita tensione che mi accompagna prima di ogni conferenza, sono curioso di vedere il luogo dove si svolgerà l’evento. Sette mesi fa Loredana mi propose di tenere nel suo paese una conferenza di presentazione della scuola Energheia (https://www.yogavitaesalute.it/conferenze/categoria/yoga-vita-e-salute-yvs). Il comune, dopo aver concesso una sala di Villa Annoni, un mese prima della “serata” ci ha “cortesemente” annunciato la revoca dello spazio. Una danarosa produzione televisiva ha raggiunto un accordo per allestire il set di un talent show sui dolci in forno. Per fortuna riusciamo a fissare un’altra sala e la cosa sembra finire lì.

Arrivo a Cuggiono dopo essere sceso a Castano Primo, il tempo di mangiare una pizza a casa di Loredana ed insieme ad Andrea ci dirigiamo verso il luogo della conferenza.

Il posto mi piace subito, una chiesa sconsacrata, gestita da un gruppo di acquisto solidale. Incontro il “custode “ di quello spazio, ci accoglie con gentilezza e attenzione. Ogni cosa è stata predisposta per agevolare la serata. L’aria è stata riscaldata e il microfono è pronto, sul tavolo, per essere utilizzato.

Conosco i partecipanti, la tensione sale, il momento dell’inizio della conferenza si avvicina e nell’aria si percepisce il tempo attivo dell’attesa. Uno di loro mi confessa che quando ha visto la locandina dell’evento si è emozionato, da quel momento ha atteso con trepidazione l’incontro.

Finalmente inizia la conferenza. Tutto quello che l’ha preceduta sembra svanire, ma invece ci accompagna per tutta la sera. Si sente un’energia di sostegno, tutto sembra possibile. La conferenza scivola via in un attimo, il momento della meditazione, almeno per me, è bello e coinvolgente. In alcuni frangenti si percepisce pace ed unione

Arriva il momento dei saluti, spegniamo le luci, e via verso la stazione di Magenta. Scopro che la linea è interrotta per lavori, ma la compagnia ferroviaria ci tranquillizza dichiarando che ha approntato un servizio sostitutivo su gomma. Fiducioso, prendo l’ultimo treno utile per Milano, scendo a Vittuone, come da copione, ed aspetto il bus sostitutivo.

Le informazioni sono scarse, il posto sembra avvolto da un incantesimo, non rimane che aspettare. Ad un certo punto il pullman sbuca dalla nebbia. Tra me e me penso: “Dai, il più è fatto, tra un’ora sei a letto”. L’aspettativa cade presto, nel momento in cui salgo sul bus l’autista mi chiede se conosco la strada per Pregnana. In quel preciso momento capisco che sarà una lunga notte.

Francesco, il ciarliero conducente del bus, è agitato, non conosce la zona, sta sostituendo un collega. Il navigatore non lo aiuta, al nostro passaggio le strade sembrano rimpicciolirsi, il bus più volte deve rinculare. Dopo venti minuti, tra sbalzi sui marciapiedi e retromarce forzate, usciamo da Vittuone.

Nel frattempo vengo insignito del ruolo di aiuto navigatore. Visto che sono seduto accanto al guidatore ricevo il “sacro foglio” con i vari indirizzi da raggiungere.

Raggiungiamo Pregnana Milanese, raccogliamo per strada altri utenti delle Ferrovie Nord e ci dirigiamo alla volta di di Rho. Il tempo passa inesorabile, la stanchezza della giornata è ormai al livello, e quando riconosciamo di stare compiendo l’ennesimo giro dell’oca la tensione esplode. I miei multietnici compagni di viaggio iniziano a lamentarsi. Abbiamo appena costeggiato l’area dell’Expo, il clima emotivo è peggiorato sensibilmente, sembra di essere entrati in un mondo irreale. L’autista, sempre più nervoso, se la prende con il mondo e il mondo se la prende con lui. Più volte cerca uno sguardo amico, nel suo modo chiede solidarietà, in fin dei conti lavora per noi. Fino alla fine del viaggio instaurerà un battibecco continuo che ci tiene ben svegli.

Raggiungiamo piazza Garibaldi, una liberazione. Con lo sguardo cerco di intravedere dove dirigermi per prendere il mezzo che mi dovrà portare alla destinazione finale. Francesco si offre di accompagnarmi. Nel’ultimo tratto del viaggio il bus si trasforma in un taxi con fermata intermedia presso il bar del cognato. Nonostante l’orologio segni le 2 e 30 mi viene offerto un cornetto alla crema di pistacchi. Altro che il cibo di plastica pubblicizzato in tv, l’umanità merita di meglio. Abbasso l’Expo, il cibo industriale e il mondo irreale propinato tramite la tv. Alle 2 e 45 saluto il simpatico capitano del galeone che mi ha condotto in porto. Abbandono la nave e mi fiondo verso il letto. Sono contento, fra qualche ora arriverà il momento dell’incontro della scuola Energheia. ( https://www.yogavitaesalute.it/scuola-energheia )