Un po’ di veleno

A volte usiamo l’espressione dente avvelenato per intendere quella puntura velenosa, viperina, che infiggeremmo volentieri a coloro verso cui nutriamo astio o rancore e sui quali vorremmo invece imporre il nostro dominio vendicando un presunto torto subito. Certo, siamo tutti buoni, e bravi. E ci costa uno sforzo particolare riconoscere il veleno che ci piace tenere di scorta fino a quando scatta l’occasione giusta per scaricarne gli effetti. Allora con sorprendente prontezza affondiamo il colpo su chi riteniamo ci abbia offeso in qualche modo e verso cui scagliamo la nostra distruttività. Dimentichiamo però che anche la messe dei pensieri e degli atti velenosi ha il suo tempo di maturazione e che ogni veleno lascia sempre una traccia, che parte da noi e a noi ritorna, col rischio che ci bruci in gola o nello stomaco o nel cuore. In realtà tutta la nostra coscienza ne è infettata e non c’è un solo chakra che non sia contaminato dal veleno che non abbiamo ancora eliminato. E così, mentre pensiamo che il nostro aspide sia circoscritto in uno spazio ristretto, influenziamo con le sue emanazioni venefiche tutto ciò che facciamo e ogni oggetto che tocchiamo, spesso in maniera del tutto inconsapevole.

Perciò conviene che impariamo a difenderci, cominciando a riconoscere la necessità di purificare con un lavoro costante e ritmico, che ci aiuti a mantenere vibrazioni superiori, tutto quello che insidia la nostra salute e la pace del cuore. I veleni non servono! Allo stesso modo in cui riconosciamo ormai definitivamente il danno e l’inutilità dei veleni nei cibi di cui ci nutriamo. La contaminazione semmai deve riguardare il buono, la diffusione del bene, la pratica della bellezza.
Non bastano semplici disinfezioni meccaniche o chimiche, non è sufficiente affidare la nostra disintossicazione a pastiglie e tisane: ciò che stiamo vivendo esige una purificazione spirituale e ignea, è indispensabile sgombrare la polvere velenosa che si annida nei centri della coscienza e che impedisce di accendere il Fuoco della Vita in ogni pensiero, in ogni gesto, in ogni parola, quella polvere insidiosa che a nostra insaputa contamina l’atmosfera dell’ambiente in cui siamo e tutte le relazioni che viviamo, senza contare che i suoi effetti nocivi possono raggiungere anche grandi distanze.

Un corpo pieno di veleni non si può difendere, anche i migliori rimedi non funzionano in un corpo avvelenato dal dubbio, dalla sfiducia, dall’odio. L’organismo umano è una meravigliosa fabbrica di risorse che sono tanto più attive e salutari quanto più sostenute dalle qualità dello spirito, prima fra tutte la fiducia, quell’aspirazione volontaria all’armonia e alla cooperazione, primo vero antidoto che, assieme alla pratica dell’innocuità verso tutti gli esseri viventi, può smaltire i rifiuti tossici della coscienza. Ci conviene capire e comprendere che possiamo avviare una collaborazione attenta tra le forze materiali e quelle più sottili, psichiche e spirituali, se non vogliamo finire sommersi e avvelenati da energie che ignoriamo e che continuiamo a produrre, a danno nostro e di tutta l’umanità.

Preservare la bellezza in ogni luogo, in ogni gesto, ovunque posiamo la nostra attenzione, in ogni parola pronunciata, in ogni pensiero lanciato nello spazio, serve realmente a ripristinare la salute del pianeta e la nostra, annullando l’effetto di qualsiasi veleno. Forse è troppo semplice perché sia accettato. L’amore non è amato diceva san Francesco, e chi è disposto a spendersi per questo?