Lo yoga diviene possibile quando si è a contatto con la terra

Stare in mezzo alla natura ti fa sentire in armonia con la Vita e, attraverso tutti gli elementi che la compongono, vivere lo Yoga con naturalezza, sospesi tra terra e cielo, traendo forza da questi estremi che sono l’uno il riflesso dell’altro. Ci voleva proprio una giornata vissuta lontano da una tastiera del computer e dal display di uno smartphone, per percepire più chiaramente la distanza tra un mondo reale e quello virtuale, nel quale siamo immersi oltre le reali necessità.

Il sole ci accoglie in montagna con calore, il cielo è terso malgrado le scie chimiche ormai presenti ovunque, ma non importa se i filamenti di polimeri precipitano al suolo, la natura è in ogni caso più forte. La bellezza che promana da tutto ciò che ci circonda è talmente avvolgente che ti fa sentire al posto giusto nel momento giusto, come raggiungere la vetta della propria anima, dalla quale cogliere una visione d’insieme capace di donare pace.

Passeggiare nei prati con le foglie cadute dagli alberi che attutiscono i passi, mentre il sole crea colori meravigliosi con tutto ciò che ci circonda, scaldandoci la pelle e il cuore, ci fa sentire in armonia, una unione che rimanda allo Yoga. Questa è Vita, come quella che vivevo da bambino nella campagna dove abitavo, una natura che in autunno sa regalarti degli spettacoli meravigliosi, cambiando di abito come a teatro, perché è giunto il momento di cambiare scena e di recitare un’altra parte.

Bisogna tornare alle nostre radici, agli odori e ai sapori di una vita che non è mai banale, come la terra smossa da un aratro di un contadino che sta arando il proprio terreno. Ricordo da bambino, quando accorrevo nei luoghi dove i “grandi”, con i loro trattori, aravano i terreni per prepararli alla prossima stagione. Ricordo l’odore della terra nella quale l’aratro affondava la sua lama, ricordo che l’annusavo inebriandomi della piacevole sensazione che provavo. Che emozione, chinarmi ancora oggi a risentire quel profumo, toccando con le dita la terra che si sbriciola prendendola in mano.

Non possiamo farci fagocitare da una realtà virtuale, bisogna che le nostre esistenze siano vissute a 360° e non a compartimenti stagni nei quali vivere meccanicamente come operai alla catena di montaggio. La vita è ben altro, e l’armonia che ricerchiamo, lo Yoga nelle nostre esistenze, necessita di un contatto con la natura sempre più consapevole, riconoscendo che materia e Spirito si completano vicendevolmente. Quante volte diciamo che non abbiamo tempo, che le cose che facciamo sono troppo importanti per nutrire ciò che ci compone? Probabilmente troppe.

Parlo del calore del sole, paragonabile a quello della nostra anima, parlo della terra che ci rimanda alla nostra fisicità, all’acqua della nostra natura emotiva, e all’aria, l’elemento della mente. Questi aspetti non possono essere nutriti con una vita alienante e, senza la possibilità di integrarli, lo Yoga diviene difficile da realizzare. Occorre cedevolezza, così da abbandonarsi alla nostra realtà più intima, quell’anima, capace di indicarci come conseguire lo Yoga, quel senso di unione che potrà avvenire solo abbassando la guardia, in modo tale che la Vita trovi minore difficoltà nel permearci.

Poi si ritorna a casa, in fondo sono state poche ore, ma più che sufficienti a ristorarci, d’altra parte, la quantità deve cedere il posto alla qualità, altra caratteristica dell’anima. Non occorre chissà che cosa per trovare armonia, basta solo maggiore ritmo, utilizzando il proprio tempo senza quelle rigidità che sono incentivate da ciò che non si conosce, vivendo una vita alienante che ci assorbe prosciugandoci.

Nel tornare a casa sentiamo la gioia nei cuori, e questa gita di piacere, nella quale abbiamo anche lavorato, ci ha dato qualcosa di concreto, distante da quel virtuale nel quale siamo spesso immersi… e questo è solo l’inizio.