La pace che non ti aspetti

la pace che non ti aspettiDopo un periodo travagliato decidiamo di passare qualche giorno in montagna. Arriviamo in Casentino, a Montemignaio in provincia di Arezzo, un po’ scarichi ma vogliosi di immergerci nella natura. Le resistenze prima di partire sono state diverse, ma il richiamo delle foreste casentinesi è stato forte.

Il primo giorno visitiamo la bellissima Pieve di Romena, un luogo caro, che mi dona sempre delle belle sensazioni. La mattinata scorre veloce e quando il sole è alto in cielo facciamo ritorno alla base. Nel pomeriggio il caldo non ci ha abbandonato per cui decidiamo che è venuto il momento di ristorarci nelle acque fluviali. Chiediamo informazioni ed una signora ci racconta che nella zona tutti i bimbi sono cresciuti facendo il bagno nella fossa troghi. Inoltre, visto l’orario, ci consiglia di rimandare al giorno dopo l’escursione.

L’indomani mattina partiamo baldanzosi: unico obiettivo stare a mollo al fresco. Attraversiamo un tragitto nel bosco, poi improvvisamente la discesa al torrente si complica. Per proseguire siamo costretti a calarci lungo un terreno scosceso attaccati a delle radici che usiamo come funi.

Dopo un altro breve tragitto nel bosco arriviamo in fondo alla scarpata. Davanti a noi si apre un tripudio di luce e di colori, la terra lascia spazio alla pietra e al torrente. In quel punto del fiume la forza dell’acqua ha formato delle piscine naturali. Il grigio dell’arenaria e il verde della vegetazione si riflettono in acque cristalline che cangiano a seconda dell’angolazione in cui le osservi.

A parte una nutrita colonia di girini siamo soli in quel paradiso, o almeno così pensiamo. L’acqua è pulita, lo scenario è bello, però non ci accingiamo ad entrare in acqua. Ci muoviamo nervosamente lungo la riva pietrosa del torrente. Alla fine decidiamo di immergerci, l’acqua è bella fresca ed i corpi si ritemprano.

Vista la velocità con cui torno a distendermi lungo le rocce penso tra me e me: più che un bagno ho fatto un’ abluzione. Dopo l’immersione nel torrente qualcosa è cambiato, mi sento più in sintonia con il luogo, così mi viene voglia di ringraziare la natura che lo preserva.

Come un forestiero vorrei chiedere il permesso di permanere dove sono giunto. Ci provo e mi rendo conto di non saper comunicare con gli aspetti profondi della vita. Mi sento contemporaneamente impacciato e pieno di me stesso, tutto intento a ragionare su quelle cose che ho letto riguardo alla presenza degli abitanti sottili della natura, perdo il contatto l’essenza dello spazio in cui mi trovo.

Ad un certo punto mi si accende un pensiero: “lasciati andare, irradia la luce”. Con mio stupore mi sento espandere, la percezione della luce che si diffonde fuori di me arriva a farmi includere tutto il luogo, per un attimo non sento distanza tra me e l’ambiente.

Magari in quelle acque è stato disciolto dell’acido lisergico, resta il fatto che quel posto mi è entrato dentro. Vi ho riscoperto la bellezza del bagno nel fiume, e mentre scrivo mi sono riaffiorati i ricordi di quando mio padre mi portò la prima volta a fare il bagno nel torrente.

Tutto scorre ma quello che è stato vissuto rimane dentro, in pace.