Il Principio Maschile Shiva e la controparte Femminile Shakti

Il Principio Maschile Shiva e la controparte Femminile ShaktiNella mitologia Induista, l’universo è creato dalla combinazione delle divinità Shiva e Shakti.

Il principio maschile, Shiva, viene indicato come pura coscienza immanifesta e viene dipinto come essere privo di forma, immerso in una profonda meditazione. Shiva è il potenziale divino inattivo eguale alla pura coscienza, separato dalle sue manifestazioni. E’ talvolta visto come “il distruttore” perché è coscienza senza forma, e spesso distrugge la forma per rivelare la coscienza. Si crede che Shiva risieda nel chakra sulla sommità della testa.

Shakti, la controparte femminile di questa coscienza inattiva, è colei che dà la vita. E’ l’intera creazione e la madre dell’universo. Shakti nella sua creazione del mondo è l’inventrice di Maya (illusione). Maya è la sostanza dell’universo manifesto, la padrona della creazione divina. Si dice che quando il karma matura, Shakti diventa desiderosa di creazione e copre se stessa con la sua Maya.

Maya è una proiezione della coscienza, ma non la coscienza stessa. Pertanto Shakti è l’energia vitale che dà forza alla forma della vita. E’ attraverso l’unione con Shakti, che la coscienza di Shiva discende e permea l’universo (Shakti) con la divina Coscienza.

Tra i mortali, la donna produce il figlio ma solo con il seme dell’uomo. Nello stesso modo Shakti produce l’Universo ma solo con il “seme” della coscienza che viene da Shiva.

Ciascuna di queste deità ha la tendenza a muoversi una verso l’altra. Shakti, salendo dalla terra, viene descritta come “l’aspirazione divina dell’anima umana”. Mentre Shiva, che scende dall’alto, è “l’irresistibile attrazione della grazia divina” o manifestazione. Essi esistono in un abbraccio eterno e fanno continuamente l’amore, incapaci di esistere l’uno senza l’altro.

La Dea Madre è stata il primo culto dell’uomo: Shakti per gli induisti, Iside per gli egiziani, ma il culto per la Dea Madre risale al Neolitico o addirittura al Paleolitico. La figura della Donna è sempre stata rappresentata come l’incarnazione di un’energia suprema e cosmica, colei da cui la vita prende forma.

Il mistero impregna tutto l’essere fisico, psichico e spirituale della donna. Nei testi di storia e nei racconti di fiabe leggiamo che le donne sono state rappresentate, nel bene e nel male, quali sacerdotesse, regine, sagge anziane del clan, streghe o fate. Essa è sensitiva, intuitiva, armonica con i ritmi della natura della quale conosce le cadenze, come quelle lunari, e i segreti come quelli delle piante, dei fiori, delle acque e delle pietre. In lei sono presenti l’energia materna, l’accoglienza e la compassione.

Shaktisangama (Tantra II, 52) recitava:

La Donna crea l’universo, è il corpo stesso di questo universo. La Donna è il supporto dei tre mondi, è l’essenza del nostro corpo. Non esiste altra via oltre a quella che la Donna ci apre. Non c’è mai stato né ci sarà mai, né ieri, né adesso, né domani, un altro tesoro oltre alla Donna, né regno, né pellegrinaggio, né yoga, né preghiera, né formula magica (mantra), ascesi, né appagamento quanto quello prodigato dalla Donna.

Tanto Shiva quanto Shakti risiedono dentro ciascuno di noi. Ci basta praticare certi principi per permettere a queste forze di unirsi portandoci l’illuminazione dal velo di Maya, o la realizzazione della coscienza sepolta nella cosiddetta illusione. Quando questo accade abbiamo come dicono gli antichi insegnamenti, l’arte, la saggezza e i poteri della creazione a portata di mano.

L’essere umano è tutto questo, bisogna solo che ne prenda coscienza e lasci che la vera forza che è in lui si manifesti per quella che è a livello spirituale e non personale.