Il 6 Gennaio e l’Epifania

6 Gennaio e l'EpifaniaL’Epifania del Signore è una festa di tutta l’umanità. La chiesa cristiana ricorda l’apparizione della stella che dall’Oriente condusse i re Magi (Melchiorre, Gaspare e Baldassarre) al cospetto della culla di Gesù. Il termine epifania deriva dal greco antico e significa: mi rendo manifesto.  Il 6 Gennaio viene celebrata la possibilità dell’essere umano di riconoscere la Luce. Nella grotta del cuore, la venuta del Figlio dell’Uomo illumina l’oscurità e ciò è di nutrimento per le aspirazioni degli uomini.  Nei Vangeli si legge che Gesù appena nato fu posto in una mangiatoia. Per chi vuole emanciparsi dalla sofferenza, il Salvatore offre se stesso compiendo il Sacrificio Perfetto. Gesù nasce a Betlemme che vuol dire “casa del pane” ed è posto in una mangiatoia. Mi sembra che siano già presenti più di un indizio che indichi quale progetto divino è venuto a compiere. Oltre i pastori chiamati dalle milizie celesti ad adorare il Signore, vi è un’altra visita che sancisce la vicinanza tra l’umanità e il Cristo. I Magi arrivano da lontano. Si sono messi in cammino diversi mesi prima dopo aver scrutato il cielo. Hanno colto dei segni divini, scritti nella lingua della natura, che li hanno indotti a partire. Non hanno dubitato delle loro capacità di interpretarli. O almeno i dubbi alla fine non gli hanno impedito di inginocchiarsi di fronte alla Mangiatoia. Quanto è impegnativo quel viaggio. Anche se l’afflato del cuore ci conduce all’istante di fronte al Cristo, è bene osservare che la materia ha i suoi tempi di risposta. Ad ogni azione ne corrisponde una uguale e contraria. La costruzione del Tempio ha bisogno di manovalanza, specializzazione e maestria. Ciò che deve essere posto come pietra d’angolo per sorreggere il peso del tempo, deve essere macinato nella fornace della pazienza e della tenacia ed essiccato al sole della verità.

Ma come è possibile portare a temine quest’opera che sembra immane? Le risposte le possiamo trovare in quel viaggio compiuto dai tre Magi. L’intuizione li ha messi in sella alla volta della Luce seguendo le indicazioni del cielo. Si sono fidati di ciò che brillava nel firmamento celeste, hanno seguito quello che è risuonato nel loro cuore e ciò è divenuto il loro punto di riferimento per affrontare i dubbi che si sono presentati nelle loro menti.  Quale fardello si saranno caricati per intraprendere il viaggio? Quale tremore li avrà accompagnati durante la cavalcata? Di quali zavorre si saranno liberati seguendo il richiamo della Luce? Di sicuro le difficoltà che hanno incontrato li hanno plasmati rendendoli più forti. L’alchimia insita nel vivere, può produrre quei tre doni offerti alla Natività descritti nei vangeli. I re Magi rappresentano il meglio dell’umanità in cammino e i doni che offrono a Gesù ne sono la conferma. La materia di cui siamo composti dovrà essere consacrata al Cristo. Lo splendore dell’oro può ricordare l’avvenuta trasformazione della materia più densa affinché tutti possano riconoscere il riflesso della luce. L’incenso è ciò che è stato acceso tramite i desideri e i sogni più puri.  La fiamma purifica l’ambiente bruciando ciò che è stato raccolto. L’amarezza della mirra ci collega alla delusione. Il dominio di se stessi passerà un giorno dal bere il calice amaro. La sofferenza quotidiana produce quell’essenza che purifica il sangue dalle scorie prodotte dalla separatività.

L’apparizione della stella Cometa è un segno del cielo che accende di gioia l’animo dell’aspirante spirituale. Quando il cuore accoglie la visione che si protende verso l’infinito, l’essere umano non si sente più completamente solo. Allora, secondo la tradizione esoterica, scorge nel creato i segni della presenza divina. Mi sembra proprio che un tale avvenimento vada festeggiato nel modo migliore possibile.