I limiti nella vita

Quante volte siamo giunti al limite tanto da non poterne più, magari asserendo che oltre non è possibile andare, e che non è giusto tutto quello che sta accadendo? Siate onesti, vi è capitato, eccome se vi è capitato, magari molte volte come è successo al sottoscritto, per poi ricredersi nel giro di un tempo più o meno lungo, riconoscendo  che il limite poteva essere spostato più avanti, e che di spazio ce n’era ancora, ma anche molto.

D’altra parte che cosa dovremmo fare in una circostanza del genere? Mollare tutto? Dire che non si vuole più giocare e andarsene stizziti con il pallone stretto stretto sottobraccio? Magari quello stesso pallone che abbiamo portato sul campo da gioco delle nostre emozioni con l’illusione che la partita si giocasse con le nostre regole, naturalmente immodificabili? Eh già, la tentazione è sempre forte, una specie di sirena che sobilla alle nostre orecchie l’ennesima presunta ingiustizia subita.

Non credo proprio possa essere la soluzione adeguata, d’altra parte un agire di questo tipo è in grado di generare una specie di boomerang che ci si ritorcerà contro sulla base di quanto espresso, si chiama anche karma. Gli effetti, naturalmente, saranno molto più sgradevoli rispetto a quelli che avremmo vissuto se avessimo ceduto un pochino le armi della nostra ignoranza. Purtroppo, il nostro orgoglio, non ci consente di affrancarci così facilmente dalle grinfie dell’ignoranza, d’altra parte preferire di identificarci nell’ombra proiettata non è mai di buon auspicio.

Eppure lo spazio c’era, e il limite poteva spostarsi più avanti se solo avessimo compreso che l’ignoranza non va difesa, mentre di conseguenza è la conoscenza che deve essere perorata. Parlo della conoscenza di sé che conduce a quella dell’altro o della situazione che stiamo vivendo, riconoscendola come funzionale a ciò che stiamo sperimentando per necessità della nostra anima che deve crescere e fortificarsi nel suo cammino verso lo  spirito, quella casa del Padre verso la quale tutti tendiamo.

Invece stiamo li a contorcerci, a irrigidirci, divenendo elusivi ed evasivi, oppure aggressivi e sgradevoli, magari anche fetenti nel negare l’evidenza del male che stiamo agendo che, chissà per quale immagine karmica del passato ancora produce in noi piacere distorto, quello che separa, un piacere tagliente come un rasoio nell’affermare la nostra supremazia, quel male agito per ignoranza che gode dell’illusione di non venire scoperto così da non pagare quanto dovuto.

Eppure lo spazio c’era e ci sarà sempre, perché è bello andare oltre cercando ciò che unisce, è bello risanare se stessi e il prossimo perorando ciò che unisce, perché consapevoli della guarigione che ne deriva. È bello trovarsi in un campo della nostra coscienza diverso da quello che difendiamo a tutti i costi, uno spazio della nostra coscienza da costruire, che può anche apparire non attraente, ma che bello farlo divenire accogliente arredandolo con il prossimo.

I limiti ci preservano da ciò che non possiamo sostenere, e nello stesso tempo ci sospingono nel farci prendere contatto con le nostre qualità. D’altra parte avremo sempre a che fare con i limiti, meglio conviverci con intelligenza dunque, accettandoli e nello stesso tempo fare di tutto per superarli, ma qui dobbiamo chiedere aiuto alla nostra anima, maestra di vita, capace di illuminare le nostre esistenze sulla base di ciò che possiamo sostenere, nel comprendere il valore dell’attività in luogo di una passività dove la recriminazione la farà sempre da padrona.