Guardo i piedi e guardo avanti… il ritmo della Vita

guardo i piedi e vado avantiEsiste un tempo per ogni cosa, difficile è trovare il ritmo adeguato per rendersene conto completamente. Ci sentiamo spesso fuori posto, un po’ come dice Bilbo Baggins nel film Il Signore degli Anelli quando parla di sentirsi “stiracchiato come il burro spalmato su troppo pane”. Questo articolo nasce da una riflessione che ho fatto mentre stavo facendo la mia solita corsetta che definisco, ironicamente, geriatrica, in ricordo dei vecchi “fasti”, e si riferisce alla necessità di guardare dove si mettono i piedi, trovando anche il modo di guardare avanti per cogliere cosa ci aspetta.

Così è la vita, nella quale esiste un tempo per seminare e un tempo per raccogliere, un tempo nel quale bisogna stare con i piedi per terra aderenti al nostro vissuto, senza coltivare eccessivamente le nostre illusioni, e un tempo nel quale volare oltre i confini del nostro essere, sperimentando spazi che non ci sono ancora completamente famigliari, ma che ci appartengono in latenza, bisognosi di essere sperimentati. Mi accorgo che sto parlando anche di karma, d’altra parte tutto ciò che esiste è karma, l’impulso ad agire che sottende a tutta l’esistenza.

Ma tornando alla corsa e alla riflessione di cui vi dicevo, esiste un tempo nel quale guardare dove si mettono i piedi, l’arrivo è ancora troppo lontano e i nostri obiettivi non si intravedono, continuare a guardare avanti potrebbe essere frustrante. Allora, per conservare e orientare adeguatamente le nostre forze, bisogna trovare aderenza e famigliarità con il terreno, ascoltando i nostri passi, cercando un ritmo che ci consenta di cogliere in questa fatica il senso del nostro agito, in questo modo traiamo forza e fiducia in un conseguimento che potrà divenire sempre più possibile.

Ma ci vuole ritmo per fare questo, e allora, ogni tanto, bisogna guardare avanti con sempre maggiore frequenza per integrare la fatica svolta, per trovare maggiore fiducia nel percorso che stiamo vivendo, osservando che il punto di arrivo si avvicina, proprio dovuto al fatto che siamo riusciti ad essere aderenti ai nostri passi, i quali, anche se apparentemente limitati e limitanti, rappresentano quanto necessario per arrivare al traguardo. Spero di essere stato chiaro, visto che, per quanto mi riguarda, questo articolo è quasi in “diretta” e… sto cercando di capire a mia volta!

Quante volte vorremmo essere già al traguardo, volendo andare oltre quanto la vita ci offre, rassicurandola di aver capito tutto, cercando di dimostrarle a parole di essere pronti per lo step successivo. Invece, la vita ci rimanda al nostro vissuto, comunicandoci che fare bene le piccole cose produce grandi possibilità, mentre allungare eccessivamente il passo significherebbe perdere aderenza con il terreno, mettendoci a contatto con una fatica che potrebbe divenire insostenibile, così da farci recedere dal nostro intento.

Invece, il giusto ritmo, passa dall’accogliere ciò che stiamo vivendo, trovando però il modo di guardare avanti, cogliendo nella nostra fatica un giogo leggero. Piedi ben aderenti al terreno, in armonia con il cielo dei nostri conseguimenti, ci consentirà di comprendere che esiste un tempo per ogni cosa e che i tempi non sono in contrasto fra di loro, semplicemente esprimono la conflittualità di una vita che, solo in questo modo, produrrà armonia dentro e fuori di noi.