Relazionarsi con se stessi

001Psicolo_settYVSArtSe soffriamo magari è venuto il momento di fare qualcosa. Mi sembra palese che l’umanità si sta abituando a vivere meccanicamente allontanandosi sempre più da se stessa. Ciò limita la possibilità di incidere nel mondo di relazione. Gli effetti di questa modalità di vivere si palesano attraverso la paura, la frustrazione, l’ansia e l’irritazione. Stati d’animo così penosi favoriscono l’alienazione e la fuga da stessi stabilendo così un circolo vizioso. Anche senza spenderci troppe parole si comprende che tutto ciò non è bene anzi è “il male che fa male”. In questo modo stiamo bloccando la comunicazione tra noi e il mondo. Adesso veniamo alle belle notizie. Interrompere questo circolo vizioso è possibile. Innanzitutto è necessario ripristinare la relazione con se stessi aprendo un canale di comunicazione con certe aree della coscienza, in modo che l’attività interiore divenga sempre più consapevole.

Tutto ciò si può fare orientando lo sguardo verso noi stessi. In pratica possiamo iniziare leggendo dei pensieri luminosi e ponendoci delle semplici domande. Poi il lavoro, affinché divenga efficace, dovrà proseguire nella direzione dell’ascolto di cosa si muove all’interno della coscienza. La capacità di essere sintetici facilita la relazione con il mondo e con se stessi. Per una comunicazione efficace è opportuno condensare in brevi frasi concetti più estesi. Il comico, il pubblicitario e l’autore di testi conoscono bene la presa che ha sul pubblico la frase ad effetto. Tutto ciò era ben conosciuto anche nell’antichità.

Studiando la storia delle religioni si evince che la Tradizione da sempre utilizza il potere invocativo della parola. Negli antichi sacrifici vedici, come nella celebrazione della messa cattolica, il sacerdote quando espleta la funzione religiosa utilizza certi versi rituali affinché le forze a cui si rivolge compiano quella trasformazione che si realizza prima nella purificazione e successivamente nell’identificazione del partecipante con ciò che è stato invocato. In questi casi, come in ogni attività, la comunicazione si manifesta attraverso un flusso continuo triangolare che è composto da un soggetto, un oggetto e un mezzo della comunicazione. Dando per scontato quello che viviamo interrompiamo il flusso vitale che unisce la nostra vita. Per riprendere il filo della comunicazione è necessario farci toccare dalla vita e ascoltare cosa succede dentro di noi. Ma di questo ne scriverò un’altra volta…