Punto e a capo

punto e a capoMoltissime volte ci si ritrova a tirare una riga, a mettere un punto dopo una frase e andare a capo, sia per aver compreso il senso ormai superato delle parole precedenti sia per dare inizio a un altro capitolo della nostra vita. Alla base c’è uno scontento molto forte (tanto più intenso quanto più ci attardiamo a mettere quel punto che segna una svolta), c’è una tensione che nasce dalla consapevolezza di un cambiamento imminente di cui siamo responsabili e che deve segnare il superamento definitivo di un vecchio modus vivendi che ha caratterizzato un’epoca della nostra storia ma che ormai è fuori tempo.

Gli strumenti psicologicamente utili in un contesto di questo genere sono gli stessi strumenti usati da un bravo chirurgo per incidere, recidere, pulire, disinfettare e  ricongiungere allo scopo di migliorare e risanare un aspetto fisico del paziente. Quando ci si trova davanti a una svolta infatti, è necessario anche in senso psicologico avere una visione chiara, senza essere visionari, di quello che è il nuovo proposito da realizzare. Occorre incidere un sentiero che ci conduca recidendo tutte le escrescenze emotive e mentali, ossia quelle forme- pensiero cristallizzate e pesanti che ostacolano la nuova realizzazione, senza trascurare unasana disinfezione dei tessuti sottili operando da altri livelli affinché ci sia la purificazione necessaria a consentire il passaggio di unaconsapevolezza nuova e unificante nella coscienza.

Sto affrontando la questione dal punto di vista della psicologia dello yoga, riferendomi alla destrezza del bravo cavaliere che sa ben tirare le redini e imprimere la giusta tensione che consente alla sua cavalcatura  di svoltare abilmente quando deve evitare un ostacolo o quando deve imboccare con decisione una strada nuova. Il cavaliere, la strada e la cavalcatura diventano allora una cosa sola e lo yoga è realizzato.

A parole è facile. Quando devi davvero modificare tutto il tuo assetto energetico per mettere un punto e andare a capo si scatena un finimondo (Toh! E’ proprio la parola giusta per un mondo che finisce …) e comincia un’insubordinazione generale di tutte le tue cellule che non ti fa andare né avanti, né indietro mentre t’irrigidisci nello scontento della non-azione. Ognuno poi affronta la svolta a modo suo ma spesso il calcio risolutivoarriva benefico dalla vita stessa o da chi per lei, costringendoti alla mossa repentina e salvifica prima di precipitare definitivamente nel burrone. Se così non fosse, invece di fare punto e a capo si fa punto e basta. Funziona lo stesso, è solo un po’ più doloroso …