Perché capita proprio a me?

Pensate sia colpa del capoufficio o della suocera se percepite la sofferenza? Se fosse così avreste delle motivazioni ancora più valide di quelle che ritenete di avere adesso per arrabbiarvi con loro. Ma non è la realtà dei fatti e se ascoltate il cuore lo sapete: siamo noi che alimentiamo la sofferenza in quanto attratti dal piacere distorto di essere ancorati ad aspetti formali della vita, che tranquillizzano la nostra cara personalità. Per conoscere la vita e godere maggiormente di cosa ci offre è necessario comprendere cosa ci motiva nel preservare le parti distruttive della personalità. Spesso questi aspetti della coscienza vengono coperti dalle maschere con cui nel tempo ci siamo identificati.

Generalmente la permanenza dentro degli schemi rigidi emotivi e mentali viene preferita alla libertà di muoverci verso l’ignoto. La libertà fa paura, ammettiamolo, perché è inquietante perdere dei punti di riferimento anche se distruttivi e perciò si preferisce rimanere nella consuetudine che dà maggior sicurezza. L’esperienza non piacevole, quando riusciamo a collegarla ad una causa più profonda, ci aiuta ad uscire dal bozzolo in cui pensavamo erroneamente di trovare protezione. Infatti per reprimere la nostra vitalità bisogna agire delle energie distorte molto potenti. Finché rimaniamo dentro le maschere stiamo soffocando aspetti specifici di vitalità, ma questa condizione di blocco non durerà per sempre perché, come tutti i rapporti, è regolata dalla legge di causa ed effetto ( Karma ). Le nostre azioni non sempre sono coerenti con le nostre intenzioni e la vita, dato che è assolutamente giusta, ci rimanda la stessa qualità di energia che immettiamo nell’ambiente.

Quando la percezione della sofferenza ci fa scattare il senso di ingiustizia c’è qualcosa che non ci torna, non capiamo come mai tutto ciò deve succedere proprio a noi che riteniamo di essere tanto bravi e buoni. Ma è soltanto attraverso la percezione della sofferenza che possiamo renderci conto di quale qualità agiamo nella vita, in poche parole il Karma ci costringe a fare i conti con noi stessi. La legge del Karma ci mostra come la vita è interrelazione continua, tutto è profondamente collegato nel tempo e nello spazio e le cause di ogni evento vanno sempre ricercate all’interno e mai all’esterno. Tutto il processo che ha condotto l’universo in manifestazione è stato innescato dalle tre forze principali che presiedono alla vita cioè il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Anche se ci sfugge il senso della loro opera, gli effetti che realizzano sono meravigliosi. Infatti nell’interagire senza sosta producono una modificazione continua della coscienza complessiva della creazione, con conseguente cambiamento della qualità della materia stessa, favorendo così l’insorgenza di forme sempre più rispondenti al progetto entrostante. Nel nostro microcosmo tutto ciò è verificabile, ad esempio se siamo veramente contenti il nostro stato d’animo tende a contagiare le persone con cui ci rapportiamo e non è improbabile che ci ritorni qualche sorriso.

Mentre se siamo arrabbiati, anche se cerchiamo di celarlo dietro un comportamento formale, questa energia trapelerà dalla voce o dai gesti ed attirerà delle situazioni in sintonia con la vibrazione di sottofondo. La psicologia dello yoga ci insegna a riconoscere e trasformare le energie distruttive alimentando quelle positive. Ci vorrà un po’ di tempo per imparare attraverso la pratica come si fa, nel frattempo potrete donare qualche sorriso sincero e state pur certi che vi ritornerà.