Non si può cambiare ciò che non si conosce

non-si-puo-cambiareCi sono frasi che ti rimangono impresse, pensi di capirle quando le ascolti e in parte certamente accade, ma comprenderle sino in fondo è tutta un’altra storia, un vissuto composto da tanti capitoli che vanno letti e riletti uno ad uno fino a quando la coerenza, relazione tra causa ed effetto, non sarà sancita. Una di queste riguarda il fatto che non si può cambiare ciò che non si conosce, ascoltata chissà quante volte nel corso degli ultimi vent’anni partecipando agli appuntamenti tenuti da Massimo Rodolfi, fondatore di Energheia prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici.

La frase in sé non è complessa, ma è il viverla nella propria coscienza che la fa divenire sempre più degna di attenzione. Un conto è cambiare a parole per non cambiare affatto, mettendo energie in ciò che ci da più sicurezza, nel bene e nel male, per ritrovarci sfiniti e recriminanti, condizione necessaria per cedere poco o nulla… un conto, invece, è ribaltare il tutto e guardare in faccia che cosa ti fa soffrire, sentendo di non avere nulla perdere nell’affrontare te stesso, in una specie di duello di cui si conosce l’esito, ma che deve essere vissuto per sancirne la vittoria.

Arriva un momento in cui non desideri altro che andare a vedere, senza voler più rimanere in superficie a traccheggiare, cercando di rallentare l’ineluttabilità delle cose per poi finire a pagare un prezzo più alto del necessario. Allora si crea un vuoto dentro di te, un vuoto che vuoi riempire a tutti costi, un vuoto che hai sempre avuto ma che il più delle volte non percepivi, mentre nelle altre facevi finta di niente. Beh per farla breve, quando intuisci che non sei più disposto a tenere il gioco al male che è in te assumendotene la responsabilità, cominci a precipitare negli inferi della tua coscienza fino a fermarti davanti a ciò che puoi sostenere, anche se in quel preciso momento vi sono parti di te che la pensano esattamente il contrario.

E lotti, lotti a più non posso, i momenti per prender fiato saranno veramente brevi e rari, sei già contento di stare a galla, di nuotare neanche se ne parla, perché non puoi allontanarti visto che c’è ancora altro da vivere e da sconfiggere. Tutto cambia dentro di te, alcune delle tue illusioni crollano miseramente sotto i colpi del maglio dell’anima, ti senti smarrito, perduto nei meandri di quei luoghi oscuri di cui percepivi l’esistenza, ma che una parte di te sperava di non dovere affrontare mai, ma è nei luoghi più bui che si rafforza il tuo vero sé.

Senti tante voci e ognuna afferma la sua verità, ma cercare di udire la tua anima diviene l’unica possibilità per emergere da quegli anfratti freddi e umidi dove si coltiva il potere separativo nei confronti della vita. Le sirene della personalità fanno bene il loro lavoro e come se lo fanno, ma l’anima ti è sempre accanto con il suo raggio traente alimentato dalla divinità che vuole amare. Non bisogna perdere tempo, non possiamo lasciare per strada troppe energie, siamo spossati ma non importa, brevi ma intensi respiri ci fanno assaporare la bontà di ciò che stiamo vivendo, bisogna quindi seguire la luce senza voltarsi indietro e saremo in salvo.

Affrontare sé stessi è quanto di più bello ci possa essere, ti senti lacerato e spogliato di ogni cosa, ma non importa perché fare chiarezza è l’unica cosa che conta, riconoscendo che la vita è oggettiva e la si affronta sempre con ciò che si ha, invece di ritenere di essere in situazioni deficitarie, carenti sempre di qualcosa che giustifichi il nostro lamento nei confronti di una vita percepita come ingiusta. Arrivi ad un punto dove senti di aver perso tutto, ma è proprio in quel momento che comprendi quanto questo non corrisponda al vero.

Ho tralasciato i particolari ma mi auguro di aver trasmesso un poco di quanto vissuto recentemente, raccontando di getto ciò che mi sembra di aver capito un po’ di più sul fatto che non si può cambiare ciò che non si conosce.

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