L’aridità dell’individualista

individualistaEssere individualisti è una condanna, una maledizione autoinflitta, che porta alla lenta e progressiva immersione nella propria solitudine, risucchiati nel buco nero della propria avidità.

Certo, non è facile collaborare, amare e comprendere; bisogna ricordarsi che esistono gli altri e a volte farli passare davanti a noi, rispettando con umiltà le gerarchie, o mettersi in disparte, fosse anche solo per un atto d’amore…

L’individualista non molla mai. Fiero della sua cocciutaggine (qualità alquanto primitiva), trova tutte le scuse per giustificare e coprire la propria avidità. Non chiede aiuto e non lo dà, sicuro delle sue idee, parla da solo e si contraddice pure.
A parte gli scherzi (insomma…), trovo così bello condividere i propri momenti di vita, le proprie felicità e i propri dolori.
Ricordo il vuoto che provai quando feci la prima gara di nuoto, avevo sì e no 8 anni (ne feci solo una), eravamo uno contro l’altro, rigidi dall’emozione. Tutti i giorni ad allenarci insieme, poi, improvvisamente, uno contro l’altro: mi venne un attacco di panico. Mi sentivo persa e sola, tant’è che smisi di nuotare e rimasi gobba… gobba ma felice!
Poi la pallavolo, anni indimenticabili, fatti di occhiate complici, abbracci sudati, botte sul fondoschiena e tanti di quei “cinque” da allungarne la tabellina verso l’infinito.
Titolare o no, eri parte di ciò che accadeva, responsabile e complice.
Nella disciplina c’era gioia, divertimento e… una famiglia.
Alcune pratiche new age ti pompano l’ego, ti imbozzolano nell’idea di un benessere che è solo tuo, e il volersi bene si confonde con l’egoismo più sfrenato, carico di illusioni e tiramenti di culo.
Tutto giustificato da parole prese in prestito e massime esoteriche di cui non si conosce neanche l’etimo.
L’individualista è un saccente insicuro, si vende bene e pavoneggia le sue qualità, ma poi, nel dolore, si trova solo e senza un amico.
La vera fratellanza non ha scorciatoie, si nutre di comunicazione e leggerezza.
Il vero fratello si vede nei fatti, in ciò che produce e condivide.
La condivisione è una stella cadente nella notte più buia, un arcobaleno di vita tra le lacrime dei nostri cuori, inariditi dalla solitudine della nostra mente.
Niente risulta più benefico per la nostra individualità della cooperazione dei cuori.

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