La pazienza… sul sentiero

la pazienza sul sentieroUna delle cose più difficili da sviluppare sul sentiero è la pazienza.
Io poi non so cosa sia la pazienza: sono nata di sette mesi, nel segno dei gemelli, la fretta è uno dei miei problemi.
Teoricamente è chiaro, a me e in genere a tutti, che avere fretta è controproducente e superficiale, ma nel momento in cui si vive la pulsione, l’automatismo “tutto e subito” prevale e scioglie ogni possibile comprensione. Infatti, la fretta, è uno dei veri nemici della comunicazione: ci si parla sopra gli uni con gli altri, oppure, peggio ancora, non si lascia finire gli altri di parlare, pensando di aver capito ciò che l’altro ci vuole dire. Peccato che l’altro, spesso, voleva dirci altro rispetto alle nostre affrettate conclusioni…
La fretta rovina i rapporti con gli altri, ma in primis ci tiene lontani da noi stessi.
La fretta mi divincola da quello che l’altro, che funge da ”strumento” spirituale per la mia evoluzione, mi può mostrare e che spesso non voglio vedere, sia in positivo che in negativo.
L’altro non ci mostra solo ciò che nascondiamo (e lui, lo fa pure con tanta nonchalance!!), ma potrebbe, salvo percorsi frettolosi e fuggitivi della nostra personalità, farci sentire tutta la tenerezza che boicottiamo, la compassione che divampa come un fuoco nei nostri cuori e che ci fa smettere di giudicare l’altro e la sua sofferenza. La fretta, spesso, è la maschera del giudizio.

La fretta ci lascia, con piacere distorto, nella nostra solitudine.
La fretta può essere definita agli antipodi della pazienza all’interno della nostra coscienza.

La persona paziente (non lenta!!), si avvicina alla vita dell’altro con rispetto per la sua unicità e per il suo dolore, coglie tutte le sfumature che la vita di questa persona ha creato nell’arcobaleno della sua personalità, ne gusta i colori, e si può permettere, con estrema delicatezza, di polarizzare la coscienza dell’altro sulle frequenze vive e armoniche della sua parte più bella.

La persona paziente ha sofferto, ha rughe forti che le solcano il cuore, ma ha il coraggio di stare nella vita, e la attraversa a testa alta. Il vero terapeuta ha gli occhi della pazienza, occhi come stelle che ti dicono: “respira, so che cosa provi, io ti capisco”.
La vera pazienza, che non è, come ho già detto, lentezza o apatia, ma una vera presenza nella vita.
Ora, rispetto ad un tempo, ho meno fretta, ho visto negli altri tante volte me stessa, e ancora li vedo e mi rendo conto di quanta tenerezza ho perso per strada, di quanto la mia personalità ha cercato, invano, di evitare il dolore, e ha creato vie illusorie, secondarie e più frettolose.
Ora rallento, sbaglio ugualmente certo, ma rallento, e ascolto i miei demoni che si divincolano alla frequenza forte della pazienza; non mi risparmio dal comprendere e dall’avere pazienza con me stessa e perdonarmi.
Per essere dei terapeuti non serve conoscere lo scibile umano, o avere poteri spirituali innati.
Il vero terapeuta ti guarda con pazienza e compassione e vede sé stesso…