La miseria… interiore

la miseria interioreAhi ahi che argomentone che ho scelto stavolta. Del resto trovo sempre spunto dalla mia vita quando ho gli occhi fissi sulla tastiera, e di solito non me ne vergogno, ma in questo caso un po’ di pudore l’ho avuto.

Che brutta malattia la miseria interiore. Ne siamo afflitti tutti. Ognuno a modo suo, e non è (solo), una questione di denaro.

Ho passato una vita a risparmiare, attraverso l’esempio di mio padre, e oggi mi trovo con un pugno di mosche in mano (a dire il vero un pugno di mattoni dimenticati).

Certo, mi è servito, come no, ma quanta vita mi sono persa, risparmiando, risparmiando e risparmiando ancora? Non ho quasi mai viaggiato fino ai 30 anni, e ora so che cosa mi sono persa.

Ho eseguito gli ordini del mio giudice interiore, rigido e anche un po’ bigotto, ed ora, faccio i conti con ciò che ho lasciato per strada: tutto ciò che non ho curato e valorizzato, mentre pensavo a come risparmiare.

Siamo abituati come esseri umani a vivere la vita attraverso il senso di colpa e la fatica, senza leggerezza e gioia in quello che facciamo. Accumuliamo, pensando di essere al sicuro e protetti da ogni imprevisto pericoloso e destabilizzante, mentre non sentiamo la brezza della vita che ci tocca nel sorriso che ci regala un amico…

Non parliamo poi della generosità, portatrice sana di una pace interiore e di un nutrimento che pochi toccano nella loro vita. Parlo di queste cose perché ho visto “qualcuno” donare il ricavato di un corso direttamente ad un associazione benefica. In questo caso ho sentito cos’è l’esempio, la pace e la bontà vera.

Allo stesso modo, ho visto persone ricche, con un senso del dovuto più grande del monte bianco, passare gelidamente a fianco di un fratello che chiede la carità e guardarlo con disprezzo (magari appena usciti da una chiesa).

Si può essere estremamente ricchi, ma privi di sentimenti, attenzioni e presenza. La vera nobiltà non è mostrare al mondo le proprie doti, ma è mettersi sempre in discussione, chiedere scusa e dimenticare.

Il misero non dimentica, si “impettisce”. Il misero spreca tanta energia nei dettagli, nel rimanere impassibilmente della propria idea. Il misero, anche se ricco economicamente, può essere anche molto povero: povero di elasticità, di presenza e di conseguenza di accettazione vera. Darwin, a modo suo, escluderebbe al misero la probabilità di affermarsi nell’ambiente e non estinguersi.

Purtroppo la miseria interiore dilaga, altro che estinguersi. In questo mondo alienato i giovani sono cresciuti a pane e smartphone; l’insegnamento vero, fatto di valori e volontà di bene è una perla rara, da proteggere come un tesoro inestimabile.

Il misero che è in noi è sfiduciato e solo, infantile e cocciutamente gretto.

Per evolversi non serve meditare venti ore al giorno, ma alimentare il bello in noi, come un fiore da annaffiare, che sboccia e regala a tutti il suo gioioso profumo.

La generosità, antidoto alla miseria, si arricchisce nella condivisione dei cuori.

Non dimentichiamoci che qualcuno di grande diceva:

Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt.6,33)