Il Giudizio, la mia malattia

il giudizio la mia condannaPiù passa il tempo e più mi rendo conto di quanto spesso i miei pensieri, le mie parole e le mie azioni siano dure e sanciscano una sentenza.
Feci un sogno, diverso tempo fa, dove un essere particolarmente austero, mi disse: “devi lavorare su queste tre cose: giudizio, arroganza e superbia”. Probabilmente, continuò, non ti ricorderai molto del sogno una volta sveglia, quindi collega queste parole, alla parola GAS e scomponila per ricordarti le qualità che ti avvelenano”.
Non fu un bel risveglio, ero un po’ offesa inizialmente (di quell’offeso caratteristico di chi sa di essere stato toccato nel suo tallone di Achille), ma poi, mi resi conto del regalo che questo essere mi aveva fatto e di quanto nelle sue parole, non ci fosse nulla di simile ad una forma di giudizio, anzi…

Partiamo dall’arroganza, spesso coperta da un falsa umiltà, fuoriesce dai pori della nostra maschera, quando meno ce lo aspettiamo, e rovina i rapporti, e alimenta il senso di separatezza.
Quando siamo arroganti si mostra tutta la nostra infantilità, occultata da una finta responsabilità che spesso è solo bisogno di essere accettati.
L’arrogante è spesso una persona che ha necessità di darsi da fare, tenendo così sempre il palcoscenico della sua personalità in movimento e pieno di scene di vita. Dietro questo atteggiamento, si nasconde un grande bisogno di controllo e insicurezza.
La superbia… ahimè, che demone difficile da affrontare! L’unica cosa che in questi anni mi ha alleggerito, è vedere che ne siamo afflitti tutti, ognuno a modo suo.
Il superbo ha paura di vivere, questa è la prima cosa che sento; controlla tutto, attraverso una ipotetica ed illusoria sottomissione degli altri, a cui succhia le emozioni che lui non riesce a vivere: la tenerezza e la compassione. Queste qualità lo fanno sentire inadatto e mai all’altezza, e così si muove, in una coazione a ripetere, dentro al suo circolo vizioso, generando una continua infelicità.
Chi è arrogante è inevitabilmente superbo e giudica. Il giudizio è la benzina del superbo che si arroga il diritto di essere il migliore, sempre, di continuo, temendo in realtà il confronto con la vita.
Attraverso un vero lavoro su di sé, possiamo trasformare la nostra arroganza in umiltà, la superbia in modestia e smettere di giudicare; il giudizio è un veleno corrosivo per ogni rapporto umano e alimenta la solitudine.
A essere spesso giudichevoli si perde l’opportunità di vedere nell’altro il buono che ancora non ci appartiene, e si alimenta quello che il Maestro Morya definisce “Imperil” (irritazione), con tutte le conseguenze sui nostri corpi e sulla possibilità di ammalarci.
Facciamo lo sforzo di smettere di giudicare noi stessi per primi (spesso inconsciamente) e gli altri; non ci rendiamo conto di ciò che mettiamo in circolo nell’ambiente e di quale materia oscura nutriamo il nostro cuore.
Io ci provo…

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