Il fascino dell’austerità

fascino-austeritaSono sempre stata attratta da ciò che è austero. Non parlo di un abito, di un profumo (mi fanno venire i conati di vomito i profumi…) e neanche mi riferisco al fascino del potere personale, ma a qualcosa che attraversa impercettibile l’aria e ti ricorda cos’è la vera forza.

La mia famiglia paterna, i Donati, ha antiche origini toscane; mio nonno, Cesare, era un uomo semplice, ma aveva un fascino particolare, un’energia che metteva una discreta soggezione.

Era taciturno, aveva un sorriso dolcissimo appena pronunciato; mio nonno viveva sui monti, a stretto contatto con una natura che rispettava con dedizione e amore smisurato. Non era un uomo che gradiva parlare, amava il silenzio, e da esso traeva grandi intuizioni che si imprimevano, allora, nei nostri cuori fanciulli. Non eravamo di certo ricchi, ma su mio nonno e ancora di più su mio padre, i vestiti, pochi e semplici, si mescolavano ad una certa dignità, ad una particolare forza, che trapelava dal loro sguardo austero. Negli anni ho capito poi, che mi piaceva sì, “il bello”, ma non era tutto qui, quel bello da cui ero attratta (un uomo, una poesia, un’ideologia) era qualcosa che mi trasmetteva un preciso rigore, un rigore atto a supportare una forza che non era mai ostentata, ma che anzi, si traduceva nella vita di relazione, come comprensione senza giudizio.

Non era sempre così: spesso le parole dure e intransigenti di mio padre o di mio nonno (che sono state anche le mie), erano lame che solcavano confini invalicabili tra loro e il mondo, e sfumava la dolcezza, l’austerità consolatrice e soprattutto la bellezza.

Ho capito nel tempo, che per essere fascinosi bisogna amare.

La vera bellezza passa attraverso un sorriso dolce e aperto, un’empatia che non è ragionata, ma che è la sintesi del riconoscimento di un dolore condiviso.

Si confonde spesso l’austerità con il bisogno di attenzione, che si esprime attraverso un contorto modo di atteggiarsi, e, come dice Gibran: “Le persone che si sforzano di essere interessanti sono le più noiose di tutte”. Personalmente, non amo a pelle chi non sorride mai (che spesso sono anche coloro che manco ti salutano la mattina…), quelli che ti trasmettono il loro sapere senza scherzare mai, senza arrossire mai, senza sbagliare mai! Che noia.

Ho trovato tanta vera austerità nelle persone più semplici, in coloro che mi hanno insegnato, attraverso l’esempio, quanto poco basta per essere gioiosi.

Ho trovato conforto (e cerco di fare altrettanto nel mio piccolo), nell’austera leggerezza che difende i cuori con la forza della sua equanimità.

Lo Yoga, attraverso gli strumenti che offre, ci permette di diventare forti nell’innocuità, distaccati nell’amore e oggettivi nell’empatia umana. Insomma, belli, con l’anima…