Il fascino della tristezza

Il fascino della tristezzaChe fatica essere allegri, ci avete mai pensato? Chi di noi non ha qualche buon motivo per poter provare tristezza, con tutti i drammi della vita, la sofferenza e gli abbandoni.
Se devo essere sincera, i momenti nei quali sono stata meno triste sono stati proprio i lutti e le grandi sofferenze. Ho trovato una forza, una leggerezza, che nessuno mi avrebbe mai attribuito, visto che ho passato una vita ad avere “gli occhi da cocker” e a portarmi in giro una lieve (che tanto lieve non è) aura di tragedia che mi avvolgeva come una sciarpa calda e mi tutelava dalla vita.

Oggi questa frequenza di ineluttabilità che mi penetra le ossa e mi fa sentire come il brutto anatroccolo, mi ha veramente stancata. In ognuno di noi c’è questa parte che ha bisogno di sentirsi rifiutata (così è legittimata nell’odiare e rifiutare), incapace e inadeguata, così da avere la giustificazione adatta e precisa per rimanere nel proprio sarcofago e non vivere.
Sono ormai troppi anni che ci adagiamo nel nostro sarcofago, dove la mente, scaltra, trova i suoi perché, così da rendere la giusta e precisa “spiegazione” mentale, inversamente proporzionale alla gioia di vivere. Basta. Io dico basta, e ho deciso di vivere.
Tante volte ho pensato che il mio stare in disparte fosse rispetto (ahah!!), e che l’invidia, reale, che le persone provano per chi si godeva la vita, mi avesse sempre limitato. Niente di più falso. Non mi esponevo perché mi faceva comodo… potevo entrare ed uscire dal mio sarcofago con estrema discrezione e, soprattutto, nessuno mi spaccava le balle!
La tristezza ti allontana dagli altri, ma nutre un bisogno di attenzione non palesato, spesso occultato.
La tristezza ti porta ad una solitudine recriminante e respingente, questo connubio genera la vittima ideale, succube di un mondo ingiusto e inadeguato al suo amore. Ma per favore…

Quanto giudizio si nasconde dietro alla tristezza desolante di chi ha deciso di non vivere, quanta aridità. Bisogna contattare la muffa che intacca le pareti della nostra coscienza, e far prendere aria alla mummia alla quale siamo tanto affezionati.

Bisogna iniziare a prendersi molto meno sul serio (a parte che si fa una gran fatica per niente), in più non serve ad accentrare l’amore su di sé, anzi.

Ridere, cantare, viaggiare. Stare insieme, anche se diversi… e rimettersi sempre in discussione. Questo è l’antidoto alla tristezza.

Invece, purtroppo, l’umanità sta sempre più sola davanti ad un cellulare, si vergogna di cantare e viaggia poco, perché il viaggio, costa…

Non so voi, ma io, al facile fascino della tristezza, preferisco la fatica dello stare in compagnia.
La vita è troppo breve per dimenticarci di essere felici!