Il dolce veleno della malinconia

malinconiaSono cresciuta in un clima malinconico, dove tra un urlo di mia madre e l’altro, osservavo mio padre, spesso silenzioso, scrivere e leggere poesie.
Così, per essere amata da lui, ho fatto la stessa cosa, scrivendo a mia volta poesie.
A pensarci ora, mi viene il vomito: che maronite (non me ne abbiano gli estimatori di Leopardi o D’annunzio..) tutti sti grandi poeti che spesso scrivevano cose che mi rendevano ancora più malinconica e solitaria…
Tutto ciò che nasceva bello era spesso difficile o impossibile, senza un sano piacere e un po’ di leggerezza. Per fortuna smisi con la poesia e mi dedicai all’alcool (scherzo!!!)

Gli piscologi definiscono la malinconia una vera e propria malattia. Già i greci la definivano: bile nera, traduzione letterale della parola malinconia. Concordo con i greci e con la visualizzazione del sentimento della malinconia come una rabbia nera, stagnante, che ci ammala silenziosamente.
Per anni ho associato la malinconia ad una profondità di sentimenti, all’intelligenza indagatoria di chi ha il coraggio di attraversare se stesso senza paura. Ora ho un’altra idea della malinconia
La malinconia ti inibisce, ti scoraggia e ti lascia fermo a guardare la vita che passa.
La malinconia è un’altra faccia della rabbia, dove la nostra personalità si rammarica che le cose siano finite e non può trattenerle a sé, come un bimbo col proprio gioco.
C’è una grande dose di infantilismo in chi è estremamente malinconico, ed anche un grande bisogno di attenzione.

Le filosofie orientali ci insegnano che tutto è temporale ed illusorio. Nel buddismo, Anitya, l’impermanenza, ci ricorda che tutto è momentaneo e privo di possibili attaccamenti.
Il malinconico vorrebbe tenere tutto a sé, pauroso e suscettibile, guarda la vita da dietro un velo.
La persona malinconicamente triste, ha una grande forza con cui cerca di piegare la vita degli altri verso le proprie sicurezze e e credenze.

La malinconia è subdola, ti mantiene in un clima di tenero avvelenamento delle tue forze vitali, fino a svanire, solitario, nella tua tristezza.

Poi arriva il giorno in cui affronti cose per te inaffrontabili, arrivano momenti in cui guardi la morte in faccia e non la ripudi, anzi, la indaghi con rispetto e curiosa dolcezza.

Non hai tra le mani più niente del tuo passato..e le mani si contraggono, quasi a gestire un dolore, ma, stranamente, ti senti forte. Una forza nuova ti dice di andare avanti, e di onorare tutto ciò che hai avuto e di avere il coraggio di lasciare la vita libera di abbracciarti.
Finalmente anche la malinconica che sono (ovviamente parlo di me) canta la vita, si affida al nuovo, con un nuovo sentire: la premura di esserci.