Ho ragione! E poi?

ho_ragione_300_2Pieni di ragione ci svegliamo e ce ne andiamo in giro per la città. Da quando al mattino apriamo gli occhietti e fino a quando non ci cala la palpebra siamo convinti di aver ragione su tutto. Dalle più o meno lievi diatribe domestiche che ti aiutano a svegliarti e ti caricano al punto giusto per una giornata da campione al catartico esercizio di ragione nella gimkana del traffico cittadino dove si presentano occasioni ghiotte per tutti gusti. Una volta usciti di casa ci si sente ancora più liberi di esercitare questo bellissimo sport che fra le mura domestiche per necessità di convivenza deve essere camuffato con ingegno e maestria degni del genio del costruttore della Grande Piramide.

Ogni occasione di relazione con un essere senziente può essere un allenamento più o meno palese per migliorare la propria percezione di ragione e convincersi ancor di più sulla bontà delle proprie argomentazioni. L’arte di darsi ragione può essere praticato in vari modi. C’è chi utilizza la tattica della lepre che al minimo scambio di vedute con un altro essere senziente, per il rischio di aprirsi ad altre verità, si rifugia nel suo mondo, altri preferiscono quella della lumaca il cui protagonista vi deve arrivare con passo lento per non creare troppo aspettativa negli altri, altri ancora utilizzano la strategia camaleontica quando la ragione viene raggiunta con un atteggiamento logico e inappuntabile e infine la tattica del coccodrillo dove ci si fa vedere in torto, piangendo lacrime amare, per avere l’ultima parola e sferrare così il colpo decisivo come l’alligatore che si nasconde nel fango per abbrancare lo gnu assetato che si ristora tranquillamente nel lago inconsapevole di essere in compagnia di un predatore. Comunque qualsiasi tattica adottiamo con la ragione non si potrà mai debellare la sofferenza presente nella nostra vita. Non è nella ragione che possiamo sentire il battito del cuore o ammirare un cielo stellato. La ragione può gonfiare il petto e annebbiare la mente, ci allontana dalla vita costruendo dei comportamenti rigidi e poco disponibili verso l’altro. Spesso la ragione preserva l’inconscio e in nome della ragione manteniamo in vita gli automatismi della coscienza, invece nel male non vi è ragione.

E comunque anche se ci viene riconosciuta una ragione secondo una logica condivisa da molti, stiamo veramente meglio? Seppur è palese che abbiamo ragione la sofferenza scompare oppure ci sembra di star meglio perché ci gonfiamo come un palloncino senza renderci conto che il gas insufflato ci mette in balia di qualsiasi evento atmosferico senza aver la più minima padronanza di se stessi. A Firenze si usa dire che la ragione si da ai bischeri. E penso che vi sia una grande saggezza in questa irriverente frase. Invece di far affidamento soltanto sulla ragione, che comunque è un bello strumento degno di essere utilizzato al meglio, perché non pratichiamo l’arte del mollare la ragione. Anche se prima di mollarla dovremo averla conquistata. Quindi ci aspettano ancora qualche giornata piena di ragione, ma nel frattempo ci possiamo allenare a sospendere il bisogno di avere ragione……