Cosa ho da perdere?

cosa_ho_da_perdere_300_0A volte le nostre esistenze sono attraversate da sensazioni di insoddisfazione così forti da non poter far finta di niente. In questi casi il lamento è un grido che si leva alto in cielo. Tuttavia la percezione, pur confusa, se ascoltata ci rimanda ad una spinta al cambiamento. Se ci siamo stancati di seguire inconsapevolmente il vento del cambiamento che continua a spirare su aspetti esteriori della nostra esistenza come il posto di lavoro, la disposizione dei mobili, l’hobby, l’acconciatura e tante altre cose che potrebbero allungare la lista. Allora è venuto il momento di guardare dentro la nostra coscienza cosa poter fare. Non penso che a prescindere dovremo negare al monello che è in noi di giocare a calcetto, tanto ci pensano le articolazioni prima o poi a deciderlo, oppure che nostra moglie quando ode il canto delle sirene del cambiamento della disposizione dei mobili, memore di Ulisse, dovrebbe legarsi all’armadio per non essere tentata. Altrimenti la cura rischia di essere più dannosa della malattia e, parafrasando il comico, in quel caso:” il partner somatizza”.

Dando per assodato che ogni pulsione vitale è funzionale e necessita dei suoi tempi di maturazione, in questo articolo mi rivolgo a chi desidera conoscere maggiormente la vita ma è titubante nell’intraprendere una tale azione. In questi casi la paura di perdere il certo per l’incerto la fa da padrone. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Se osservate la vostra vita vedrete che già vivete nell’incertezza. Dai ammettiamolo che non ci conosciamo abbastanza anche se abbiamo letto l’oroscopo o la posta del direttore in qualche patinata rivista che va per la maggiore. Non siete d’accordo? Pensate di conoscervi completamente perché avete letto tutta l’opera di Jung? Intanto complimenti per lo sforzo profuso, ma ribadisco quanto scritto precedentemente e come ulteriore tesi aggiungo che se ci identifichiamo con stati emotivi e mentali come la paura, l’ansia, l’irritazione e il dubbio vuol dire che ancora non riconosciamo la nostra Essenza. Tutto il pensiero orientale fonda il proprio slancio di liberazione dalla sofferenza nel riconoscere e quindi vivere l’Essenza, la Consapevolezza e la Beatitudine della Natura Profonda dell’essere umano.

Se iniziamo a vedere le cose più chiaramente capiremo che nello scendere in noi stessi non è necessario perdere qualcosa di veramente importante. Casomai conoscersi di più consente di perdere progressivamente l’attaccamento alla sofferenza. Non è mai stato facile affrontare se stessi ma per quello che si impara ne vale la pena. Quando vi sentite tirare da più parti e non sapete se affrontare una situazione che vi interessa e al contempo vi spaventa potete domandarvi “ Cosa ho da perdere?”. Concedetevi del tempo affinché possiate percepire la risposta. Se ci sono le condizioni giuste prima o poi si farà strada nei meandri della vostra coscienza e così la potrete udire. Allora quando l’avrete ascoltata non continuate ad esitare. La strada che desidera il vostro cuore è già segnata. Sta a voi decidere se intraprenderla per stare meglio, oppure continuare a rimandare ciò che è inevitabile, prolungando così la sofferenza invece di perderla strada facendo.