Vidya, la scienza dell’investigazione e la nascita dei darsana

VidyaNella storia del pensiero filosofico indiano, come abbiamo avuto più volte modo di sottolineare, Veda e Upanishad rappresentano l’essenza stessa della spiritualità (https://www.yogavitaesalute.it/la-scienza-dello-yoga/quello-e-questo-come-in-cielo-cosi-in-terra/).

Entrambi, in quanto appartenenti alla tradizione “udita”, le Sruti, costituiscono esempi di rivelazione diretta risalente ai saggi veggenti, in virtù di ciò sono veicolo di conoscenza.

La conoscenza-vidya è la sola luce che può consentire di distruggere l’ignoranza-avidya, causa di ogni umana sofferenza, e condurre alla Realizzazione (https://www.yogavitaesalute.it/la-scienza-dello-yoga/quale-libertà/).

Mentre l’aparavidya consente la realizzazione di aspetti inferiori, la paravidya, esposta nelle Upanishad, riguarda il fine ultimo dell’uomo: la liberazione o moksha (https://www.yogavitaesalute.it/la-scienza-dello-yoga/la-realizzazione-spirituale-meta-e-liberazione/).

A parte la Brahmavidya, la Conoscenza dell’Assoluto, e la Bahyavidya, la conoscenza esteriore, mera proiezione all’esterno della vera e unica Consapevolezza interna, esiste anche l’Atmavidya, la conoscenza del Sé e dell’apparente dualità del mondo, scienza della realizzazione dell’atman.

In realtà vengono indicate ancora quattro modi per classificare vidya: Anviksiki (scienza dell’investigazione), Trayi (i tre Veda: Rig, Yajur e Sama), Varta (commercio) e Dandaniti (politica).

Una di queste quattro vidya, l’Anviksiki o la scienza dell’investigazione, intorno al VI sec. A. C. assurge a studio speciale e segna l’inizio della codificazione della filosofia in India, momento di svolta che vede la nascita dei darsana.

Perché? È successo che lo spirito “rivoluzionario” proprio dell’avvento del buddhismo e del Jaina rende necessaria una revisione critica e razionale della cultura filosofico-religiosa sino ad allora naturalmente e acriticamente accettata.

Il ragionamento critico soppiantò l’intuizione, dando un grande impulso a un più rigoroso filosofare, consentendo la nascita delle scuole di pensiero, conosciute come darsana, nelle quali l’approccio logico e analitico prese il posto di quello poetico e religioso, sinora prevalso.

Le scuole conservatrici furono chiamate a codificare i loro punti di vista e a esporre i concetti a sostegno delle loro argomentazioni in modo sistematico.

Ecco che verso il primo secolo a. C. l’Atmavidya, la Filosofia dell’Essere, deve basarsi sulla fredda ragione della scienza dell’investigazione, l’Anviksiki, perché, anche se difficilmente accettabile da una mente conservatrice, oramai solo l’indagine poteva conferire dignità di darsana, quindi di scuola di pensiero.

Il ricorso al metodo critico riuscì a ridimensionare il carattere prevalentemente speculativo che aveva caratterizzato la cultura indiana, ma non poté recidere il legame profondo con quel grande serbatoio che era stato il corpus vedico.

Tra le varie scuole di pensiero, o darsana, che sorsero sei si imposero su tutte le altre e divennero le più famose e rappresentative della filosofia indù, tanto da essere considerate ortodosse proprio perché in accordo con la dottrina contenuta nei Veda.

Esse rappresentano i darsana brahmanici e sono: il Samkhya di Kapila, lo Yoga di Patanjali, il Vaisesika di Kanada, il Nyaya di Gautama, la Purva Mimamsa di Jaimini e l’Uttara Mimamsa o Vedanta di Badarayana.

I sei darsana più che sistemi filosofici sono considerati, secondo il significato letterale del termine, “punti di vista” sui principi vedici su cui si fondano, e per questo, non arrivano a contraddirsi, ma si integrano e chiariscono a vicenda.

 

Bibliografia

S. Radhakrishnan, La filosofia indiana, Edizioni Asram Vidya, Roma, 1998
Gruppo Kevala, a cura di, Glossario Sanscrito, Edizioni Asram Vidya, Roma, 1998

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