Scegliere di esserci, la miglior azione possibile

scegliere di esserciViviamo attimi unici ed irripetibili. Alcuni di loro li ricordiamo ancora con affetto, mentre altri ci hanno lasciato l’amaro in bocca. In quei momenti, forse, non eravamo pronti per accogliere del tutto quella potenza creativa che ci contraddistingue ancor di più nel momento in cui rinnoviamo la scelta di esserci. Per cui abbiamo imprecato contro la vita e abbiamo puntato il dito contro un nemico immaginario.

Eppure, è proprio in quei difficili momenti che è possibile confrontarsi con la volontà e la sua capacità di fecondare la materia. Vi è una scelta, sempre e comunque, che precede ogni nostra azione. Per cui quello che viviamo è sempre in rapporto con ciò che si diffonde da noi stessi, la nostra capacità di discriminazione.

Dato che l’etimo di intelligenza è scegliere tra, capiamo meglio come mai l’essere umano è chiamato a dover discriminare continuamente. Fino a che non saremo approdati nel placido mare dell’anima, dal mondo della personalità continueranno a spirare dei venti talmente burrascosi da far perdere facilmente l’orientamento, per cui saremo costretti ad impiegare tutte le energie nel cercare di rimanere a galla.

Una volta placata la tempesta, se siamo ancora vivi e vegeti, possiamo scegliere di imprecare contro Eolo oppure far tesoro dell’avvenimento, e così riprendere la via del mare con una maggior esperienza. Dante in un Canto dell’Inferno ci ammonisce :“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza”.

Lo sguardo umano si rivolge verso l’azione, ne giudica la forma ed è pronto a glorificarne gli ottenimenti. Sri Krishna invece ci ricorda che un’azione può conquistare un tesoro, ma non cambia sostanzialmente la vita. Di fronte al saggio perfettamente equanime, un mucchio di carbone o uno d’oro possono risultare parimenti importanti a seconda di ciò che deve fare. Quando integriamo la capacità discriminativa iniziamo a distaccare le opere dai loro frutti ed è possibile così assumerci la responsabilità della nostra vita.

“L’azione è di gran lunga inferiore allo yoga dell’intelligenza; rifugiati nell’intelligenza, o Conquistatore di tesori; pietà destano coloro che compiono le opere con mira ai loro frutti.( BG II,49)

Una volta che abbiamo convenuto sull’importanza dello scegliere, casomai si può iniziare ad affrontare la questione della libertà. Le nostre scelte sono spesso condizionate da schemi mentali presenti nella coscienza, per questo ci rimane così difficile riconoscere ciò che produciamo. Siamo così attenti nel vagliare i torti subiti ed invece non vediamo quando reagiamo occhio per occhio.

Siamo capaci di grandi gesta in nome di una idea e al contempo possiamo essere così meschini nel tenere gli altri lontani perché non si comportano come vorremmo. Questa è la contraddizione presente nell’animo umano, ed è ciò che ci impedisce di discriminare pienamente tra il bene ed il male.

Secondo la saggezza del Sankhya, l’unione con noi stessi è possibile distinguendo lo Spirito (Purusa) dalla materia (pakriti). Quindi abbiamo capito che c’è un lavoro da fare e tocca a noi svolgerlo. Per iniziare a conoscere lo Spirito dovremo passare da quella stretta porta che ci condurrà a discriminare quelle azioni che sono ammantate da un’aura di bontà ed invece nascono da intenzioni bellicose.

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