Quello e questo: come in cielo così in terra

quello e questoOm!

Quello è Pienezza.

Questo è Pienezza.

La Pienezza nasce dalla sua Pienezza:

Tutto ciò che esiste è Pienezza.

Om! Pace, Pace, Pace. (Isha Upanishad)

Questa appena citata è l’invocazione di una delle Upanishad maggiori più antiche. In essa, con ineguagliabile profondità di pensiero, in un linguaggio semplice e al tempo stesso essenziale, viene riferito un concetto cardine della tematica Vedanta.

L’apparente dualità della vita ci viene presentata e al contempo superata con un atteggiamento diretto, lineare, disarmante per grazia e semplicità, come, mi immagino, solo la Verità che non cede al dubbio può avere.

Abbiamo precedentemente fatto riferimento al particolare che : “Il progresso delle Upanishad rispetto agli inni sta nello spostamento dell’attenzione dall’esteriorità delle pratiche vediche al mondo interiore, perché la dimora di Dio è il cuore dell’uomo. L’attenzione si sposta al sé immortale interiore, identico allo spirito unico, onnipervadente, onnipotente, incomprensibile.”[i]

Ecco lo squarcio, foriero di espansione senza limiti, che questa breve strofa può creare nella consapevolezza umana!

A dirla semplice: la vita, la nostra vita, è il riflesso della vita di Dio. Noi esseri umani siamo manifestazioni della Sua Vita. Tutto ciò che esiste, che i nostri occhi vedono, che tutti i nostri sensi possono percepire, risale alla natura divina del Creatore.

Tutto, perciò, è in essenza pienezza e pace.

Persino la materia, densa, talvolta stridente e conflittuale, che ci circonda e ci compone, in realtà condivide questi stessi attributi divini.

Con questi brevi versi viene gettata luce sull’inganno della vita fenomenica materiale e puntato l’indice verso il mondo reale, quello dello spirito.

Quello sta ad indicare, appunto, la Realtà ultima, assoluta. Rappresenta lo Spirito supremo che non nasce e non muore, eterno. È Brahman, il verbo che si è fatto carne generando il mondo manifesto, di cui è causa intrinseca al di là delle molteplici forme. Sorgente di tutti gli esseri.

Questo, invece, si riferisce al mondo manifesto, l’apparenza fenomenica, i tanti infiniti aspetti dell’esistente; ambito parziale, “periferico”, della vita e tuttavia pervaso dai tre aspetti brahmanici: vita, coscienza e beatitudine.

Tra i due, Quello-Brahman e Questo-apparenza fenomenica, in essenza vige una assoluta identità; la polarità Spirito/materia è intrinseca all’esistenza, ma si risolve nell’Unità della Vita.

Comprendere, sentire, vivere, quindi realizzare, l’identità con Brahman è il fine ultimo della vita umana.

L’individuo, dilaniato dalla conflittualità e dal dolore, può trovare pace e pienezza solo abbandonandosi all’unità profonda del suo essere, al palpito di Brahman che vibra nel suo cuore.

In conclusione se, anzi quando, riusciremo ad abbandonare il mondo soggettivo costruito dall’io avremo accesso al Regno dei Cieli e vivremo stabilmente la Pienezza e la Pace promessa dalle Upanishad.

Questa è la Realtà secondo l’Antica Sapienza. L’uomo è quella Pace e quella Pienezza in potenza, ma deve, per portare in atto questo stato di coscienza, entrare in se stesso, conoscersi, affrontarsi e vincere.

Trascendere il tiranno della propria individualità fa emergere la vera essenza che è Brahman stesso dentro di noi dall’origine dei tempi.

 

La Verità ultima è nel cuore dell’essere e cercarla al di fuori significa alienare la stessa Verità.”[ii]

[i] https://www.yogavitaesalute.it/2015/11/12/le-upanishad-e-la-conoscenza-suprema-21470.html

[ii] Raphael, Tat Tvam Asi – Tu sei quello, Asram Vidya, Roma, 1977