Prendere rifugio nel Maestro, la libertà più grande

Maestro la liberta piu grandeNonostante Arjuna opponga resistenza alle modificazioni della coscienza imposte dal volere dell’anima, la presenza di Krishna nella pianura del Kurukshetra favorisce il trionfo della luce. Il figlio di Kunti, pur travolto da emozioni oscure e contrastanti, mantenendo il contatto con il filo sottile che conduce al cuore del Maestro percorre il sentiero verso la libertà:

Una debolezza sentimentale ha offuscato la mia vera natura; ho perduto il senso del dovere. Io Ti domando: dimmi con chiarezza quale sia il meglio, dimmelo decisamente. Sono il Tuo discepolo, Ti prego, istruiscimi, in Te prendo rifugio.(BG II,7)

Il rapporto tra Maestro e discepolo ispira gli ultimi passi del cammino umano. Diversi sono gli ostacoli che attendono l’aspirante allo yoga lungo la via che conduce a se stessi. Quando il discepolo inizia a percepire che il male è dentro di lui, si trova a dover combattere la battaglia più difficile. A questo punto del percorso anche il tratto di strada apparentemente più semplice può divenire insidioso, presentando difficoltà crescenti che si palesano secondo il karma individuale. Se le certezze di un tempo lasciano il posto al dubbio e all’indecisione, il discepolo percepisce di essere in pericolo. Quando la notte si annuncia, la fiducia nella legge, il Dharma, scivola nelle sabbie mobili della coscienza. La profonda disperazione induce l’aspirante spirituale a chiedere aiuto al Maestro. Come si evince dal dialogo tra Arjuna e Krishna le richieste di soccorso, prima pressanti ed impositive, divengono sempre meno pretenziose fino a risolversi nell’identificazione con la realtà superiore. Allora il discepolo è pronto ad ascoltare il suono del silenzio. Così passa dalla pretesa di essere salvato ad agire l’energia più giusta. Per chi percorre il Sentiero della luce, la salvezza deve essere cercata nell’attività in sintonia con la natura profonda. Lo scudo del Maestro si palesa quando la coscienza aderisce alla legge. Nel servire il bene si è protetti dal male. Neanche la freccia più acuminata può scalfire la maglia di luce dell’anima.

Il discepolo durante l’evoluzione dovrà comprendere l’atteggiamento con cui rapportarsi con la vita. Le conquiste della coscienza si manifestano nei comportamenti. L’aspirante spirituale dovrà fare i conti con la rigida aspettativa di conoscere il bene e il male senza immergersi nella vita. Il Sentiero che conduce all’essenza lo porterà a capire che il vero insegnamento viene trasmesso da cuore a cuore. Prendere rifugio nel Maestro è possibile soltanto dopo aver riconosciuto la schiavitù che esercita la personalità. Gli automatismi della coscienza tengono inchiodata la percezione in una prigione apparentemente dorata. Così quando il velo dell’illusione viene scostato, quello che è putrido e nauseabondo può essere sentito e quindi allontanato con forza. L’opera di purificazione della personalità porta il discepolo a spogliarsi dalla pretesa nei confronti della vita. Quando il male viene riconosciuto come distorsione dell’energia divina, la sfiducia viene sostituita dalla costruzione del bene.

Arjuna ha superato un’altra prova. Finalmente quella libertà tanto desiderata adesso è a portata di mano. L’incontro con le emozioni distruttive non ha fatto recedere il discepolo dal suo proposito. La linea di collegamento con la luce è rimasta integra, per cui la battaglia per la gioia può essere vinta più che mai. Un altro passo verso il riconoscimento del Maestro Interiore è stato compiuto e l’ascesa può continuare. La grotta della vita è stata individuata e quindi la scalata verso la libertà può essere ripresa. La vetta della montagna, ormai vicina, sgombra dalle nuvole nere cariche di pioggia consente ai raggi del sole di tornare a scaldare il corpo. Nonostante la battaglia contro l’eresia della solitudine non sia ancora vinta, l’ottimismo solleva l’animo del discepolo.

Quando è stato imboccato il giusto sentiero, l’attenzione viene rivolta alla vita.