Oppenheimer e “l”uso”dei Veda

i vedaOppenheimer, per chi non lo sa, fu il padre della bomba atomica. Fu uno delle menti più vive e geniali di Los Alamos, fu a capo di quel terribile progetto Manhattan dove si “utilizzavano geni” per distruggere il mondo.
Oppenheimer era un uomo colto, non aveva passato una vita solo sui libri di fisica, ma si era interessato di sanscrito, aveva letto anche la Bhagavadgītā e nutriva un profondo senso spirituale nei confronti della vita fin dalla tenera età, ma ahimè, aveva un orgoglio smisurato e ci fece i conti fino alla fine dei suoi giorni
Si ricorda spesso la frase che citò, presa dalla Bhagavadgītā, una volta fatta cadere la prima bomba atomica: “Se la luce di mille soli divampasse nel cielo, sarebbe come lo splendore dell’Onnipotente” e ancora: « Adesso sono diventato la morte, il distruttore di mondi».
Un lucida pazzia, quella dei geni…
Era pentito, a tratti, il dott. Oppenheimer, tanto da non voler essere complice della successiva e ben più efficace bomba, la bomba H.
Questo non limitò il suo bisogno di potere, infatti, lo studio del sanscrito e la conoscenza profonda dei testi orientali, non riuscirono a far dissolvere il suo senso di onnipotenza.
Era un uomo arrogante, di quell’arroganza che se non è accuratamente trasformata diventa potenza distruttrice. Era una sorta di veggente, capiva con anticipo le conseguenze del suo operato, ma, purtroppo, la sua sete di potere nutriva ancora troppo la sua vita.

La Bhagavad Gita, narra i momenti che precedono la battaglia del Kurukshetra. In questa piana, eserciti di tutte le nazioni del mondo come gli Arya Land (Irlandesi), i Shinto (Cinesi), i Risha (Russi) e gli Skanda (Scandinavi) per citarne alcuni, si schierano in due formazioni opposte: i Kurava e i Pandava, per iniziare una delle guerre più terrificanti che l’umanità avesse mai vissuto fino ad allora.
Il Divino Krishna ascolta le paure e le angosce che divampano dall’animo di Arjuna e gli da le risposte per liberasi dalle sue oppressioni. Oppenheimer, quale voce aveva sentito? Di certo non la voce saggia di Krishna…
Oppenheimer, per una volta forse, intuisce che lo studio e la conoscenza sono limitate e che il male, se non con la forza dell’innocuità, ha il sopravvento sulle nostre personalità.
Si ritira ad insegnare, preso dai sensi di colpa e la paura di ciò che, in modo automatico e malefico, la sua personalità ha creato.
A differenza di Arjuna, il karma rimane e l’azione non è di certo pura.
Ci vogliono forza e umiltà e non genialità, per sottrarsi dalle grinfie del nostro bisogno di potere e non farsi distruggere la vita e distruggere quella degli altri.
Bisogna praticarlo lo yoga, non solo citarlo…