Lo Yoga, la fiaccola della libertà

La fiaccola dello Yoga illumina la notte che è calata nel mondo. La prevaricazione e l’avidità personale sembrano aver preso il posto della buona educazione e del minimo rispetto verso la comunità di cui facciamo parte. La Bhagavad Gita pur essendo stata scritta tanto tempo fa dimostra tutta la sua utilità, forse, come non mai il suo messaggio è talmente attuale che può risuonare nei cuori di molti.  Ora come allora le forze oscure agiscono tramite le coscienze identificate con la distruttività. Il male fa leva sui sensi affinché la coscienza  rimanga preda dell’illusione e la visione venga sempre più offuscata. Eppure è proprio quando tutto sembra perduto che è possibile riconquistare se stessi. La risalita inizia quando si è toccato il fondo del pozzo.

“ O figlio di Kunti, l’impeto dei sensi trascina con violenza anche la mente del saggio che lotta.” (BG II, 60)

Ogni  giorno abbiamo a che fare con condizioni distruttive fuori e dentro di noi. Il cielo è chimico, l’aria è irrespirabile e il cibo che mangiamo contiene sostanze nocive. Inoltre la cura è in mano alle avide multinazionali del farmaco. Questo stato delle cose è la diretta conseguenza di un attentato alla vita di cui siamo come minimo conniventi finché non cambiamo registro individualmente. Non basta armarsi di buoni propositi  oppure sfoggiare sorrisi a 32 denti per cancellare quella irritazione che ci insegue costantemente ed alimenta la negatività presente sulla terra.  Crediamo di poter smettere di provare brutte sensazioni appena riusciamo a ritrovare del “tempo” per noi, e ad occuparci di ciò che ci piace. In parte è anche così, ma se fatichiamo ad esprimere un sorriso sincero, altre sono le cause da ricercare. In realtà una condizione penosa è data dal materiale oscuro, prodotto dai Chakra, che riempie le nostre aure e così  non ci permette di vedere la bellezza della vita. Condizioni instabili di coscienza dettate dai capricci dei sensi  si traducono in un vivere in delle bolle piene di irritazione e senso del dovuto che rendono difficile un possibile rapportarsi gioioso e soprattutto ben educato.

Nessuno è escluso da questa lotta per la libertà e il campo della contesa, il Kurukshetra della vita,  si svolge ogni attimo senza sosta. Non basta aver studiato tutti i testi sacri oppure far parte di una comunità che professa l’amore divino per  unirsi alla vita. La presunzione è un effetto collaterale dell’uso della mente  che accompagna la via dell’aspirante spirituale. Senza un radicale lavoro su stessi si rimane preda dei desideri e dei loro mutevoli trasformismi. Così gli automatismi della coscienza, espressione del male più radicato, ci spingono a ricercare la felicità in un pugno di lenticchie. Invece la libertà può essere conquistata esperienza dopo esperienza attraverso la consapevolezza di ciò che stiamo vivendo.

 “Ritornato padrone dei sensi, si mantenga saldo nello stato di unione con Me, prendendoMi come supremo. In colui domina che i sensi, la saggezza è saldamente stabilita.” ( BG II, 61)

Sri Krishna si fa mediatore tra il Divino e l’uomo. Le sue parole toccano i cuori di chi anela la pace e li sospinge verso l’infinito. Nel campo di battaglia Arjuna riceve le istruzioni dello Yoga. Soltanto integrando la coscienza con ciò con cui veniamo in contatto possiamo stare in equilibrio, e quindi bene con noi stessi. Nonostante le diverse tradizioni spirituali questo è il cuore dell’unico Yoga insegnato, da sempre, dai veri Maestri.

Il liberatore è in noi, ma non può essere individuato nella mente, i desideri o i sensi. Jivatman, la particella divina presente nell’essere umano, è il suo nome sanscrito e viene definito tramite tre condizioni dell’essere: essenza, consapevolezza  e beatitudine. La ricerca di questo principio assoluto ed intangibile porta ad identificarsi con gli aspetti essenziali della vita. Per poter salire sulla vetta dello Spirito devono essere lasciati quegli inutili fardelli come la ritrosia e l’afflizione che impediscono di riconoscere la nostra Reale Natura. Siamo destinati alla gioia, questo è scritto nella profondità del nostro essere.  Dobbiamo prendere rifugio nel divino che è in noi vivendo consapevolmente la beatitudine.  Così riusciremo a rendere sacra la nostra vita azione dopo azione. Tutto ciò passerà inevitabilmente dal dominio sulle forze che si muovono nella coscienza, le quali devono essere viste,orientate ed integrate. Ci vorrà pure del tempo dato la condizione attuale, però il progetto inerente allo Yoga è affascinante e sembra proprio valerne la pena. Inoltre detto fra noi sembra proprio che sia l’unica strada che porta lontano…