Lo yoga e il coraggio di vivere

Ci sono sempre più persone che al giorno d’oggi praticano yoga. Lo yoga è un qualcosa di estremamente complesso, variegato, che possiamo paragonare al nostro corpo fisico.
Fare yoga, soprattutto per trarre personali benefici, equivale ad osservare superficialmente il corpo di una persona e credere di conoscere il suo stato di salute. L’avidità umana trova modalità molto elaborate e sottili per confermare le proprie (presunte) verità.
Il vero praticante di yoga mette in discussione ogni propria credenza, non ne accumula…
Il vero praticante di yoga non cerca la pace, la costruisce attraverso le ceneri del suo passato, del suo karma. Come Arjuna, così il discepolo, decide di essere ciò per cui è stato scelto e di seguire il disegno della vita, non ciò che i propri impulsi lo spingono a sentire e a seguire.
Se ci sono conflitti dentro di noi, significa che stiamo evolvendo e che abbiamo il coraggio di guardarci dentro e allo stesso tempo di confrontarci con gli altri.
Le prove più dure, così come per Arjuna, sono quelle intime, quelle che riguardano la nostra famiglia, il nostro focolare, ciò che crediamo sia intoccabile e che ci trasmette sicurezza e un senso di appartenenza.
Il senso di appartenenza, anche sul sentiero, può essere una comoda rassicurazione dei sensi, mezzi del nostro campo percettivo, che non possono attraversare il mare del distacco senza un’adeguata purificazione. Dobbiamo staccarci, nel tempo, da tutto ciò che siamo stati e costruire, poco alla volta, il nostro nuovo sé, rendendolo così atto al servizio che deve fare in questa vita, attraverso la disciplina del cambiamento e la cura del nostro mezzo (il corpo fisico).
“Dentro ad ognuno di voi vi è un Krishna, che è il conduttore del carro e della macchina. Il vostro corpo è il carro.” Swami Niranjanananda Saraswati
I nostri corpi fisici sono l’espressione delle forze che ci albergano e il riassunto di ciò che siamo stati nel tempo e nello spazio.
I corpi, soggetti alla gravità e all’usura, come il carro che sostiene Krishna, sono in mano alla nostra responsabilità, alla nostra cura. Disciplinando la mente e le emozioni, possiamo “usarli” nella maniera ottimale e renderli strumenti e manifestazioni della nostra stessa divinità.
Ogni cosa ci rimanda alla consapevolezza di ciò che siamo, e alle scelte che continuamente vogliamo fare.
Vogliamo lottare, per affermare un mondo innocuo, o rimanere schiavi del tepore delle nostre sicurezze individuali?
Vogliamo avere una vita epica ed eroica o tiepida e sorda al grido della disperazione della vita del pianeta? Ad ognuno di noi la scelta.