Lo Yoga è agire in armonia

Nel secondo canto della Bhagavad Gita Sri Krishna indica ad Arjuna la strada per smettere di soffrire: ”Lotta per realizzare lo yoga “. Le parole del Maestro sono essenziali, inequivocabili e perfettamente inserite nella realtà delle cose. Yoga, il cui significato è aggiogare, unire, è una condizione della coscienza che deve essere realizzata con uno sforzo strenuo ed un’attività costante applicata alla propria vita.

Durante il percorso di avvicinamento allo stato di unione con se stessi è necessario fare i conti con quegli ostacoli interni che ci impediscono di vivere pienamente la vita. Per cui gli stati penosi che viviamo trovano la loro radice nei piani sottili della coscienza, quindi la percezione dell’afflizione è l’effetto di una forza distruttiva che si manifesta nei piani più materiali e che al momento non si riesce a disattivare con la buona volontà.

Tutto ciò può essere ribaltato, quella forza può divenire luminosa come un raggio di sole che filtra tra le nuvole. Tocca a noi combattere contro l’oscurità, siamo chiamati a lottare con le forze distruttive che sono presenti nella coscienza. Dovremo imparare a resistere, resistere e ancora resistere ai gelidi meccanismi della personalità per affidarci sempre più consapevolmente al caldo e definitivo abbraccio dell’anima.

Gli insegnamenti del Maestro non si limitano a mostrare la via, infatti indicano anche come percorrerla. Niente viene lasciato al caso, la pura visione integra lo spazio ed il tempo, così il contatto con le cose viene riportato ad un continuo presente che tutto unisce.

“ Colui che mediante l’intelligenza ha raggiunto l’unione , si eleva sopra il bene e il male. Lotta dunque per realizzare lo yoga; lo yoga è l’abilità nelle opere”(BG II,50)

A volte invece di occuparci veramente di noi stessi ci gettiamo in attività a dir poco dubbie. Stanchi di un vivere affannato e poco gioioso ricerchiamo la felicità in una miriade di corsi, che ad andar bene ci svuotano il portafoglio . Da bravi ciechi deleghiamo la nostra vita ad altri ciechi. Cosa ci spinge ad andare di porta in porta ad elemosinare una condizione migliore? La non accettazione di noi stessi agisce come una molla che ci tiene lontani dalla bellezza della vita.

Quante volte ancora dovremo essere catapultati in situazioni assurde prima di trovare la capacità di resistere alla forza centrifuga. I veri Maestri ci insegnano a conoscere noi stessi, ad entrare in contatto con le forze presenti nella coscienza e ad integrarle in una attività tendente esponenzialmente alla creatività e alla gioia. Non vi sono scorciatoie possibili, se vogliamo tendere allo yoga dobbiamo avviarci verso l’innocuità. Ciò che facciamo deve risultare sempre più armonico e dolce, quindi il nostro agire deve essere epurato da quelle punte acuminate che portano dolore e sofferenza agli altri e a noi stessi.

Finché continuiamo a confliggere con il mondo non possiamo udire quella musica delle sfere tanto cara al Sommo Poeta. Ma questa è una condizione di stallo dalla quale possiamo emanciparci imparando gradualmente, esperienza dopo esperienza, ad essere sempre più uniti con noi stessi. Nell’accogliere quello che incontriamo, nonostante risulti nefasto e poco gradevole, percorriamo consapevolmente il sentiero dello yoga. Per cui soltanto chi vive questa condizione può insegnare con piena consapevolezza lo Yoga, la via dell’unione. Vi auguro di incontrarlo al più presto.

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