lo sgomento di Arjuna il rapporto dell’aspirante allo yoga con il mondo

lo sgomento di Arjuna il rapporto dell'aspirante allo yoga con il mondo“Avendo così parlato sul campo di battaglia, Arjuna, con l’animo angosciato, si accasciò sul sedile del carro, lasciando cadere l’arco divino e la faretra inesauribile.”

BG I,47

Arjuna sente il peso della vita. Nonostante la presenza di Krishna lo porti a vagliare la vita alla luce di una nuova consapevolezza, il figlio di Kunti non è disposto a perdere ciò in cui crede. Il Maestro lo mette in contatto con zone inesplorate della coscienza. Arjuna, prima di scendere nel Kuruskshreta, pensava di rispettare la legge e di conoscerne gli aspetti essenziali, ma di fronte alla luce di Krishna la certezza perde la caratteristica di staticità e si trasforma in un’opportunità che lo destabilizza.

Lo sgomento di Arjuna solleva il problema del rapporto dell’aspirante spirituale con il mondo, cioè chi aspira al mondo spirituale fatica a conciliare la vita nel mondo con la vita nello spirito. Arjuna è terrorizzato dall’aspetto purificatore della realtà. Fino a che non ci uniamo con noi stessi non siamo disposti ad osservare la vita come un campo di battaglia che conduce al distacco. La visione del tempo è terrificante per l’occhio inesperto in quanto viene scambiato per morte e distruzione ciò che invece accompagna verso la cessazione della negazione e dell’odio.

A volte gli affetti e i ricordi sembrano avvolgerci in una spirale che sembra infinita. Non si riesce a capire perché dovremmo desiderare altro da quello che già abbiamo. Oltretutto se un qualcosa deve essere conquistato con la violenza, il dubbio fa breccia nei sentimenti del devoto e lo sgomento prende il sopravvento. Quando poi il giudizio morale accompagna l’incontro con il passato, la via di uscita sembra negata e lo sconforto sopraggiunge per bloccare definitivamente lo slancio vitale. Allora anche lo strumento più perfetto sembra perdere la sua aura di gloria. Invece dobbiamo ricordarci che i Maestri ci hanno donato lo yoga proprio per affrontare quei momenti. Anzi è proprio nella battaglia per la consapevolezza che si apprende che la faretra di Shiva contiene tutte le frecce necessarie per affrontare qualsiasi situazione.

L’aspirante allo yoga è chiamato a superare la percezione negativa dello scorrere del tempo che sembra ergersi per divorare e distruggere tutto ciò che ha generato. L’attaccamento alle proprie ragioni alimenta la sofferenza e invalida la visione. Secondo gli insegnamenti dei Maestri la vita avanza esteriormente attraverso lo scontro per realizzare definitivamente l’incontro interiore. Nella profondità dell’Essere universale creazione e distruzione sono ambedue presenti in quanto funzioni della vita.

Per vedere il mondo con altri occhi dovremo imparare ad accettare il Kurukshretra, allora potremo fissare l’orizzonte con uno sguardo sempre meno atterrito.