L’alleato più prezioso: la percezione

l'aelatopiùpreziosolapercezioneCome la luce spazza via la tenebre, Krishna vede la realtà oltre l’apparenza :

“ Mai vi è stato tempo in cui Io non esistessi, né tu né questi re di uomini; noi tutti mai cesseremo d’essere nell’avvenire”. (BG II,12)

La visione spirituale conosce la legge e segue l’afflato del cuore: indica la strada per realizzare la luce. Nel fare quotidiano cavalchiamo l’onda che ci solleva dalle ristrettezze della personalità. Il discepolo aspira alla luce, lavora per elevarsi dalla materia ma è ancora tentato dal mondo.

Chi vuol fuggire da se stesso è schiavo del mondo. Mentre chi è presente in quello che fa, vive la libertà del Regno dei Cieli. Diverse vite occorrono per imparare a vivere consapevolmente, ognuna è necessaria per poter compiere la grande transizione.

I contatti con le cose materiali, o figlio di Kunti, che danno il freddo e il caldo, il piacere e la sofferenza, vanno e vengono. Impara a sopportarli, o Bharata.(BGII, 14)

Per apprendere è necessario mettersi in discussione. Quanto siamo disposti a pagare il prezzo del cambiamento? L’evoluzione avviene tra mille difficoltà, ognuna è quella giusta per scoprire un poco per volta la perfezione della vita.

In ogni momento il respiro scivola nella materia e porta con sé le meraviglie del cielo. Ogni attimo racchiude un tesoro da scoprire: Arjuna ha ricevuto la chiave per aprirlo. Ciò che gli impedisce di gioire non è distante, si cela nell’ impressione.

Krishna rivela ad Arjuna l’ alleato più prezioso per conquistare se stesso. La strada dello yoga utilizza la percezione per innalzarsi sui sentieri alti della vita. Ciò che viene percepito non deve essere negato, ma vissuto il più intensamente possibile. Così l’esperienza diviene il trampolino di lancio verso future conquiste

La percezione ci mette in contatto con le parti più profonde della coscienza. Se resistiamo alla forze reazionarie presenti in noi, grazie alla percezione, ci troviamo catapultati di fronte ad un bivio: una strada riporta all’automatismo della coscienza, l’altra conduce verso l’infinito.

Per l’essere umano i meccanismi della coscienza sono difficili da essere estirpati. La tendenza più comune è quella di reagire a quanto percepito secondo la legge del taglione: occhio per occhio e dente per dente. Invece Krishna insegna a resistere alla tendenza ad identificarsi con ciò che si percepisce. La libertà si conquista uscendo dalla prigione della meccanicità del pensiero razionale.

Il Sé Superiore non è identificabile in uno stato transitorio emotivo e mentale, però la via della verità si percorre dopo aver riconosciuto la menzogna. Nel resistere agli automatismi della coscienza il discepolo si allena a riconoscere la vera Natura.