La vita è lo yoga

Una mente non salda in se stessa ricerca la vittoria personale. L’affermazione in un mondo minaccioso corrisponde a piegare il mondo secondo i propri voleri. Attimo dopo attimo un’inesorabile lancetta del successo scandisce ogni nostra azione. Quanto ci affanniamo per avere un posto al sole, per essere riconosciuti bravi, così da ricevere attenzione. Che poi tutto questo passi attraverso una semplice pacca sulla spalla o un conto in banca che ci permetta di toglierci delle soddisfazioni dipende da come manifestiamo questa pulsione.

La brama di gloria, possesso e riconoscimento è connaturata con la natura umana. D’altra parte il successo non è da stigmatizzare a prescindere, in quanto rappresenta uno dei vertici da raggiungere per completare la personalità umana, ribaltando la visione diviene così il punto di partenza per accedere alla via dello Spirito. Quindi la domanda sorge spontanea: “Ci può aiutare la pratica dello yoga a vivere pienamente il successo senza dover rinunciare al nostro sentire più profondo?” Tutta l’esistenza può essere vista come un campo di perfezionamento della capacità di unirci alla vita, di non rimanerne separati. Lo yoga sintetizza le contraddizioni presenti negli atteggiamenti schematici dei materialisti e degli idealisti. Infatti è un falso problema domandarsi se il percorso spirituale prevede di avere successo oppure no, in quanto la questione per essere costruttiva dovrebbe essere riformulata in questo modo: ”Come posso fare ad avere successo non venendo meno a me stesso, cioè rimanendo in linea con le mie aspirazioni più profonde? come posso raggiungere quello che mi fa stare bene?”.

I Maestri ci insegnano a non demonizzare le nostre pulsioni, casomai ci indicano di riconoscerle e convertirle in atteggiamenti sempre più costruttivi.

“ I saggi che rinunciano al frutto delle loro azioni e che, mediante l’intelligenza, hanno raggiunto l’unione, vengono liberati dal legame delle nascite e raggiungono una condizione stabile di là da ogni male”.( BG II,51)

Attraverso l’amore presente nei loro sguardi impariamo che il bene più prezioso da raggiungere è l’intima partecipazione alla vita. Chi è unito con se stesso è indifferente alla lode come al biasimo. Niente lo può toccare veramente, per cui avendo rimosso gli ostacoli interni fluisce liberamente nella vita .

Leggendo la Bhagavad Gita mi sono appassionato alla sorte di Arjuna, mi sono rivisto nello sgomento di Arjuna ed ho provato un sentimento di pietà quando l’ho immaginato pietrificato nella paura. Invece Sri Krishna mi ha scatenato un duplice sentimento. L’ho percepito come estremamente vero, la roccia a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà, la parte più vera ed incorrotta del genere umano, e al contempo ineffabile, per certi versi irraggiungibile in quanto il suo agire è lontano dal quotidiano agire umano.

Sri Krishna è continuamente padrone della situazione, come un sapiente artigiano padroneggia la sua opera, ne è unito, fino a portarla a compimento. Niente sembra preoccuparlo, perché in ogni momento è consapevole della concreta possibilità di agire in accordo con la legge interiore. Mantiene una condizione stabile della coscienza pur aggirandosi in un campo di battaglia che deciderà delle sorti dell’umanità. Di fronte ad una contesa dove molti periranno, il Maestro profonde la sua presenza nell’insegnare i principi dello yoga. Niente sembra più importante della trasmissione dell’essenza dello yoga a chi è pronto. Così la fiaccola della conoscenza può essere mantenuta accesa e con essa la visione di un futuro radioso mantiene inalterate le sue possibilità.

Confrontandoci con tali vette, se siamo abituati a perderci in un bicchier d’acqua, capiamo meglio quanta strada abbiamo ancora da compiere, eppure nonostante percepiamo le resistenze nel trasformare i nostri desideri personalistici, in cuor nostro siamo contenti, perché sentiamo di non essere soli nel vivere la vita.

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