La stabilità dell’impermanenza

la-stabilita-dell-impermanenza-copiaIl termine impermanenza non si sposa facilmente con il nostro linguaggio occidentale, ma secondo me questa parola ha una musicalità e una magia unica.
Anitya, l’impermanenza, pervade ogni essere in manifestazione, delineando il suo avvenire nelle vie dell’esistenza.
L’impermanenza è maestra di distacco e sottolinea la transitorietà dei fenomeni; la permanenza è pura illusione.
Noi essere umani abbiamo necessità di dare connotati razionali al tempo, fermando gli eventi, per rassicurare le nostre paure.
L’impermanenza ci si pone davanti in ogni momento, l’impermanenza è la vita che scorre nelle nostre esistenze.
Il problema, non è cos’è l’impermanenza, ma quello che si “muove” ogni volta che perdiamo qualcosa. Qualcosa che perdiamo perché gli diamo un connotato personale e possessivo (un parcheggio, un amore, una vita..), e manda in crisi la nostra stessa esistenza e il valore che ci diamo. Pura illusione.

L’impermanenza ci permette di allenarci nel distacco – che si perfeziona solo con lo strumento dell’accettazione – autoalimentando la nostra libertà interiore, libertà che ci permette di avvicinarci agli altri con una vera presenza che lascia liberi e libera…

L’impermanenza è il moto primario della vera evoluzione.

Il Buddhismo differenzia l’impermanenza, in due tipi :

  • grossolana (la fine di una relazione, di un percorso di studi, una morte)
  • sottile (a qualcosa di non statico che cambia in ogni momento, e si avvicina, inesorabilmente, alla sua conclusione; così ogni inizio contiene già la fine)

Queste specifiche nella filosofia buddista, ci sottolineano la responsabilità che abbiamo in ogni relazione, e di come questa responsabilità sia confusa con la pretesa del controllo sulla vita. L’ineluttabilità dell’impermanenza ci dovrebbe portare a vivere con leggerezza e presenza, dimenticando le nostre aspettative, e guardandoci intorno, dove ogni entità vivente vive un “entanglement” con ognuno di noi… basta portarci l’attenzione e vivere un po’ di meraviglia!

Anche il Dalai Lama ci dice qualcosa al riguardo:

“Nella nostra vita quotidiana ci sono così tanti fattori che se guardassimo una particolare relazione la potremmo analizzare con il passato ed il futuro, penetrando il significato di causa ed effetto otterremmo una comprensione maggiore: tutti i fenomeni sono mutuamente designati. E’ sulle basi di questa profonda conoscenza che dobbiamo coltivare sempre di più la nostra relazione. Il livello sottile dell’originazione interdipendente è proprio questo: ogni fenomeno non esiste di per sé, senza dipendere da altri. Nelle scritture si trova molto chiaramente la linea di demarcazione che stabilisce qual è il livello di esistenza dei fenomeni che non è né eternalismo né nichilismo. Noi Buddhisti siamo profondamente ammirati dalla fisica moderna quando scoprono che Nagarjuna aveva avanzato ipotesi sulla realtà simili a quelle che la scienza moderna sta facendo oggi.”

La scienza moderna dovrà rivedere le proprie leggi e dare spazio a ciò che non è ancora totalmente definibile e provabile. Solo l’esito dei cambiamenti interiori e la progressiva crescita dei giusti rapporti potranno permettere anche a noi esseri umani, di apprezzare e godere della stabilità dell’impermanenza.

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