La relatività ristretta ispirata dal metodo Sàmkhya

la realitività ristretta ispirata dal metodo SamkyaHo sempre pensato, nonostante le mie conoscenze fisiche non siano di origine accademiche, che ci fossero grandi analogie tra la fisica “ufficiale” e la filosofia orientale.

Una di queste analogie, forse pura intuizione, è come il Sàmkhya classico, costituito da stanze, denominate “karika”, attributo a Isvarakrisna, intorno al IV sec.d.C, abbia qualcosa di simile alla famosissima formula di Albert Einstein, che esprime il cuore della relatività ristretta: E=mc2.

Mi spiego meglio.

Il Sàmkhya si presenta con due principi metafisici:

  • Prakriti, ovvero natura creatrice.
  • Purusa, monade spirituale o spirito

Questi due principi metafisici, così lontani dalla nostra coscienza razionale, possono equivalersi all’Energia (Purusa) e alla massa (Prakriti), presenti nella formula della relatività ristretta di Albert Einstein. Due realtà fisiche apparentemente diverse, in realtà, due facce della stessa medaglia…

Mentre la velocità della luce, espressa come c2, ha la stessa valenza, nel Sàmkhya, di ciò che, questa filosofia, (chiamiamola pure scienza…) attribuisce alla dottrina dei guna, cioè delle qualità o degli attributi del reale. Attraverso questi guna, il metodo Sàmkhya, identifica la dinamica di ciò che accade all’interno della natura umana. I tre attributi principali sono:

  • sattva, luminosità, equilibrio
  • rajas, tensione, instabilità, via di mezzo tra sattva e tamas.
  • tamas, pesantezza, densità e oscurità.

La persona che cerca di evolvere se stessa spesso si trova in uno stato di rajas (o instabilità) e piccoli stati di sattva (equilibrio, beatitudine).

La proporzione, o ancora più chiaramente, la percentuale, all’interno della coscienza, così come in un entità puramente matematica, di attributi sattva, permette l’identificazione della natura di ciò che si sta indagando, della sua purezza, della sua materia e della sua percentuale spirituale.

Riepilogando: E= purusa, m= prakriti, c2=massima espressione di sattva “dell’oggetto” in questione. Maggiore sarà la qualità sattva, più grande l’energia espressa.

 

Infine, visto che ho già azzardo un po’, provo a definire, in maniera esoterica, le varie realtà fisiche rispetto alla coscienza umana:

E= capacità radiante, m= materia, c2= stabilità o distacco.

Maggiore sarà la materia trasformata dalla coscienza, estremamente più grande sarà l’energia potenziale possibile. Tutto questo attraverso una stabilità luminosa (sattva), che permette un distacco che coincide con la libertà di espressione o radianza.

Forse è una follia, ma sono convinta che non esistano genialità fini a se stesse, e menti che non hanno avuto ispirazioni da altre menti. Credo che Albert Einstein abbia studiato a fondo gli antichi testi, e lui, prima di ogni altro, abbia sentito quanta scienza pervade la “metafisica” indiana.

Se iniziassimo a vedere al di là delle forme troveremmo quanta similitudine c’è tra ciò che chiamiamo scienza e ciò che abbiamo definito spiritualità.