La Mente deve zittire la moltitudine

la mente deve azzittire la moltitudineLa Mente è la grande Distruttrice del Reale. Distrugga il Discepolo la Distruttrice.
(La voce del silenzio – H. P. Blavatsky)

Il Discepolo vada oltre la Mente senza soffermarsi in essa, ne colga l’aspetto transitorio purificandone i pensieri, ma non indugi oltremodo lasciandosi attrarre da una ragione che è per sua natura separativa. Il Discepolo sappia discriminare gli interludi di un Sentiero in grado di affrancarlo dalla materia, abbandonando gradatamente se stesso per poi ritrovarsi nel tutto esaltato nella propria specificità.

La Mente non è altro che un piolo di una scala che porta ad identificarsi con la propria anima e oltre, non sosti dunque in ciò che deve essere abbandonato, abbia il coraggio di sconfinare nello sconosciuto per rendersi conto di conoscerlo da sempre. Egli deve gettarsi nel “vuoto” per rendersi conto di stare precipitando verso l’alto, trasportato dalle correnti ascensionali di una coscienza finalmente capace di librarsi per poter cogliere la propria essenza.

Una Mente non ancora chiarificata, sarà una Mente che tenderà alla distruzione del Reale, così che possa rimanere nel torbido, usando il pensiero come un’arma, con la quale creare fossati che possano difendere il castello all’interno del quale tenderà a rifugiarsi. Anche questo è transitorio, l’ignoranza contiene sempre in se la conoscenza, come il buio possiede al suo interno la luce, tutto concorre affinché le forme obsolete siano distrutte consentendo l’emergere di una maggiore consapevolezza.

Siamo perfetti ma perfettibili in ogni momento, ciò che fino a poco prima era necessario, un istante dopo non lo è più. La Vita è composta da tanti attimi, ognuno dei quali importanti allo stesso modo di tutti gli altri. Solo la mera illusione umana non consente il riconoscimento di questo aspetto, sempre in cerca di eventi risolutori che finalmente risolvano ogni affanno, senza rendersi conto dell’importanza del ritmo, condizione senza la quale la consunzione delle forme, che resistono al fluire della Vita, avverrà con maggiore sofferenza.

Il Discepolo impara ben presto che, per prima cosa, deve dare un ritmo alla propria Mente, come ben evidenziato dalla prima fatica di Ercole, il quale, si rende subito conto che i propri pensieri, se lasciati indisturbati, ne genereranno altri fino a farli divenire ingovernabili. I pensieri possiedono una loro vita auspicando che possa continuare, per questo cercano di eccitare nelle menti altrui pensieri con la medesima qualità energetica così da potersene nutrire.

Il caos genera sofferenza, ma è anche necessario perché non si può cambiare ciò che non si conosce. La disciplina, attraverso l’antica scienza del Raja Yoga diviene necessaria per tutti i sinceri ricercatori dello spirito, senza la quale, le forme cristallizzate, opporranno inevitabilmente resistenza così che la coscienza possa essere riorientata. La disciplina genera ritmo, da sempre riconosciuto come fonte di benessere e armonia, questa condizione favorisce la Vita nel suo fluire attraverso le vie di minore resistenza.

Una Mente resa quieta sarà ricettiva alle frequenze dell’anima. Una Mente in grado di fare silenzio dentro di se, comincerà a zittire i molti così da poter udire la sua intima natura. Molte false porte rendono difficile il Sentiero ammantandolo di illusioni, porte sulle quali bisogna infrangersi per potersi disilludere, fino a quando gli occhi della personalità saranno resi ciechi nei confronti di tutto ciò che “cangia” per non cambiare mai.

Bisogna rimanere saldi, nulla viene per nuocere… la coscienza matura lo sa, non solo a parole, ma perché è stata forgiata durante le vite spese a trattenere ciò che è transitorio.