La Luce della Bhagavad Gita (seconda parte)

La lude della BhagavadGita2parteLa Bhagavad Gita accompagna l’evoluzione della coscienza umana. Insieme agli Yogasutra, ai Vangeli e al Tao Te Ching fornisce una serie di insegnamenti che se compresi possono portare luce nei meandri del mondo affinché venga costruito il ponte che conduce al cielo. Queste opere hanno codificato le leggi dell’anima attraverso delle indicazioni che parlano al cuore e non solo. Leggendole ognuno viene nutrito in base a quanto può ricevere secondo la legge del seminare e del raccogliere. Soltanto quando avremo scoperto la luce dentro di noi tali opere perderanno d’importanza. Invece fino a quel momento la loro funzione non verrà meno nonostante possano essere dimenticate per qualche tempo nello scaffale della libreria. Il fluire della vita tramite l’esperienza ci riporta sempre in una condizione di maggior apertura rispetto a quello che capita, così sprofondando maggiormente dentro di noi diveniamo più ricettivi. La conquista di questa nuova condizione di coscienza ci permette di ascoltare con altri orecchi quegli insegnamenti che fino a poco tempo prima ci avevano interessato in altro modo.

Ogni volta che leggiamo la Bhagavad Gita sentiamo sbocciare un fiore e, godendo dell’aprirsi dei suoi petali, non siamo più gli stessi. Ad ogni nuova consapevolezza la luce dell’anima diviene più presente come richiamata dal gioco della vita. Così il giardino della coscienza illuminato maggiormente dall’interiorità accoglie altra bellezza che contribuisce a renderlo ancora più meraviglioso. L’essenza della Bhagavad Gita fa luce sulle cause del mondo fenomenico. La sua visione spirituale allarga la prospettiva dal particolare all’universale. Ma non rimane soltanto a mirare le stelle. Racconta di quella legge che come in alto così in basso sorregge tutta la creazione in un modo così prodigioso da non alimentare la differenza, così cara alla mente razionale, tra lo stato psicologico individuale e la coscienza universale. Il dramma umano ha le stesse cause comuni a tutto ciò che si muove nel cosmo. I processi della coscienza umana mettono in scena la stessa sceneggiatura del tutto più grande in cui sono immersi.

La Gita apre una porta sull’eternità descrivendo i conflitti e le prese di consapevolezza dell’aspirante allo yoga. Chi si avvicina a questa Scrittura in maniera soltanto speculativa può trovare una trama metafisica non del tutto attinente all’aspetto formale del pensiero comune. La coscienza umana si modifica sostanzialmente nel tempo e quindi certi concetti possono avere più o meno valenza in funzione di quello che sta vivendo. Ciò nonostante la Bhagavad Gita ancor oggi rimane una stella cometa per tutta l’umanità. Pur essendo passati tantissimi anni da quanto fu scritta continua ad indicare il cammino a chi cerca. I maestri ci insegnano che non contiene soltanto alte speculazioni filosofiche o idee luminose di una mente brillante.

Non dobbiamo ricercarvi un sistema filosofico che dia maggior credito ad una forma di yoga rispetto ad un’altra. In essa sono riportate verità intramontabili, frutto di esperienze che rappresentano il punto più alto al quale l’essere umano può tendere. Quest’opera rivela una sintesi che insegna ad unire e a conciliare ciò che nel gioco della vita sembra in opposizione. E’ la trascrizione di un atto d’amore che continua ad illuminare il campo di battaglia del genere umano affinché si possa riconoscere facente parte del Tutto.