La Luce della Bhagavad Gita – prima parte

la luce della Bhagavad GitaLa Bhagavad Gita è uno di quei libri da leggere e da rileggere molte volte. Ci sta proprio bene nella libreria dell’aspirante alla vera conoscenza. Ad ogni lettura ci si sente più vicini a una profondità che sembra avvicinarsi al contempo in maniera rassicurante ed inquietante. Non che il solo studio dei testi sacri sia sufficiente per capire cosa alberga in noi comunque è un bel viatico per future realizzazioni. La Gita è una parte del più grande poema epico mai scritto intitolato Mahabharata (grande India). Seguendo gli insegnamenti di alcuni Maestri cercherò di spiegare come si colloca la Bhaghavad Gita all’interno del pensiero indiano. Nei Veda viene descritta in forma poetica la comunicazione senza filtri tra l’essere umano e le potenze della vita. Ciò è qualcosa di trascendente e immanente allo stesso tempo. Infatti i Rishi coronano la loro esperienza diretta nell’eterna pienezza degli archetipi in maniera così armonica che il tutto risulta essere perfetto. Nelle Upanishad viene enunciata la sintesi di una profonda ricerca spirituale che conduce a riconoscere il divino in ogni uomo.

Questo lavoro si ispirò all’opera di quei primi veggenti che conobbero il Dharma (legge) e condusse questi ricercatori spirituali attraverso una attività sottile a contattare nuovamente l’Eterno. Da ciò trassero quello spunto che li portò nel tempo a riformulare una nuova visione armonica della vita che risulta tutt’ora di grande beneficio per tutta l’umanità. La Gita si inserisce in un filone di ricerca del divino che plana verso quote più basse. La sua peculiarità consiste nell’osservare quali sono i moti della coscienza umana quando si avvicina al Superiore. Nella Bhagavad Gita l’attenzione viene posta sull’aspirante spirituale e in particolare sulle prospettive che gli si parano innanzi quando vuole iniziare a realizzare la propria natura. A parte alcuni passi del vangelo è uno dei pochi libri sapienziali che descrive lo stato d’animo in cui sprofonda chi cerca di vincere il nemico più grande: se stesso. A patto però che si riesca ad andare oltre quelle dispute accademiche e teologiche che tanto attraggono la mente separativa dell’essere umano che fonda la propria conoscenza soltanto nella razionalità. Per la Tradizione la luce che esprime la Bhagavad Gita è inequivocabile e di grande aiuto per chi cerca l’Unica Via.

Secondo Aurobindo il Canto (Gita) del Beato (Bhagavad) rivela una nuova armonia raggiunta dal contatto con l’Eterno attraverso tre poteri : amore, conoscenza e azione. Nonostante la luce emanata dalla Gita, Aurobindo ci avverte di non rinchiuderci in un isolamento dorato, di non limitarci a soggiornare in delle case costruite seppur finemente da altri. Invece ci sprona a ricercare il messaggio essenziale e vivo che la Gita trasmette inalterato nel tempo affinché tutto ciò sia di aiuto al miglioramento della coscienza umana in questo periodo dove si stanno affacciando nuove possibilità che avranno bisogno di una sintesi adeguata per poter essere di beneficio per tutta l’umanità.