Jung e la Scienza dello Yoga

Carl_Gustav_Jung_e la scienza dello yogaÈ risaputo che molti dei grandi scienziati, in particolare coloro che hanno fatto rilevanti scoperte scientifiche, hanno trovato ispirazione dai testi sacri indiani, così Carl Gustav Jung.

Jung, diversamente da Freud, credeva che la verità psicologica, non escludesse affatto quella metafisica. A modo suo, la prende in considerazione così:

“L’elemento spirituale appare nella psiche anche come un istinto, anzi come una passione, o – per usare un’espressione di Nietzsche -«come un fuoco divoratore». Non è un derivato di un altro istinto, come vorrebbe la psicologia dell’istinto, ma un principio sui generis, cioè la forma ineliminabile della forza pulsionale “.

Jung sottolinea sempre palesemente che la psicologia è scienza e la spiritualità è qualcosa di impalpabile e quindi difficilmente collocabile nel mondo della psiche. Nonostante ciò, soprattutto nel volume Psicologia e Religione, cita Ramakrishna, commentandolo con critica ma chiaro interesse per la profondità della filosofia indiana.

Jung, intelligentemente, fa dei parallelismi tra esperienze mistiche orientali e occidentali, dove di diverso c’è soltanto il linguaggio e l’approccio razionale.

Il nostro Jung, esamina, sotto un profilo psicologico, anche la legge del karma.

Nello specifico commenta, in un altro testo, la sua idea (secondo il mio parere limitativa), dove indica come fondamentale il collegamento con l’infinito:

“La domanda decisiva per un uomo è se è in rapporto con qualcosa di infinito o no. Questo è il vero problema della sua vita. Solo se sappiamo che la cosa che ci interessa veramente è infinita, possiamo evitare di fissare il nostro interesse sulle futilità e su tutti quei tipi di scopi che non sono realmente importanti. […] Più un uomo pone l’accento sui suoi falsi beni, meno sensibilità ha per quello che è essenziale.

In ultima analisi contiamo qualcosa solo in virtù di quel che di essenziale incarniamo, e se non la incarniamo, la vita si isterilisce. Nei nostri rapporti con gli altri uomini, quindi, il problema cruciale è se nel rapporto viene espresso un elemento di infinito.”

Secondo la scienza dello yoga, quanto descritto da Jung, è vero, ma non è tutto. Nel testo delle Upanishad, si affronta la risoluzione del karma, attraverso il Dharma. In un mio precedente articolo ne parlo in maniera più approfondita: https://www.yogavitaesalute.it/2015/11/23/il-dharma-produce-la-vera-pace-21568.html

La disciplina, la pratica meditativa e tutto ciò che non alimenta (nei fatti) i nostri bisogni, sostiene il vero cambiamento. Il convincimento razionale rischia di congestionare la mente inferiore e allontanare l’attenzione dai propri moti distruttivi e quindi da quello che genera in noi, ancora, karma.

Jung fece tante altre analogie, arricchite dai suoi viaggi, dal proprio intuito e dalla luce che lo guidava come una stella cometa: la sua anima. Ecco, l’anima, l’ultima chiave, quella indispensabile per capire il vero collegamento con l’infinito. Quella “parte” che tocca ora all’occultista studiare e indagare : la psicologia dell’anima…