Il Karma yoga

karma yoga_300_0“Colui che è unito e ha rinunciato al frutto dell’azione ottiene la pace che si fonda sul Brahman”

Bhagavad-Gita

I principali yoga che racchiudono tutti gli altri sono il Raja yoga, il Bhakti yoga e il Karma yoga. La via dell’azione, il Karma yoga, viene descritta così da A.A. Bailey:

“Ha specifico rapporto con l’attività fisica e con l’espressione di tutti gli impulsi interiori. Nella sua forma più semplice e antica fu lo yoga della razza Lémure e le sue branche sono: Hatha Yoga e Laya Yoga”.

Tra tutti gli yoga tradizionali il Karma yoga si caratterizza per una pratica che conduce ad una estrema immersione nella vita quotidiana. Secondo gli insegnamenti dei Maestri, ogni serio aspirante alla realizzazione spirituale dovrebbe includere nella sua pratica i principi del Karma yoga, che si fondano sulla rinuncia al frutto dell’azione. Ciò non vuol dire che dobbiamo smettere di agire, anzi nella Bhagavad-Gita si trova scritto che l’azione è sempre superiore alla non-azione, piuttosto significa che, per non soffrire, dobbiamo smettere di pretendere di essere ricompensati per quello che facciamo. E’ veramente difficile che ci muoviamo senza la speranza più o meno segreta di ottenere un vantaggio per l’attività svolta, mentre i Maestri ci insegnano che abbandonare l’attaccamento libera la coscienza e soprattutto produce gioia, e la loro vita ne è l’esempio concreto in accordo con l’insegnamento di S. Francesco quando dice “è dando che si riceve”. Nel legame tra l’azione e il suo frutto vi è la causa della sofferenza, infatti l’attaccamento non permette di poggiare sulla Natura Reale, in quanto tiene incatenati al volere limitato e superficiale della personalità. Il Karma yoga viene considerata una disciplina particolarmente adatta ai tempi che stiamo vivendo, nonostante l’Antica Saggezza ci insegni che è stata trasmessa per la prima volta tanto tempo fa.

Questo tipo di yoga è caratterizzato da aspetti prettamente empirici e diretti, sebbene la sadhana di qualsiasi yoga tradizionale non verta sulla teoria, anzi, ma la pratica del Karma yoga si rivela sempre utile per far atterrare la svolazzante personalità incline a spiccare pericolosi voli pindarici. L’aspirante spirituale, oltre ad essere alimentato da tanti aspetti positivi, è fortemente preda di molte illusioni che ne direzionano il cammino. In questa epoca tutto ciò è molto evidente, ad esempio in rete è possibile osservare un numero incredibile di tecniche che promettono risultati esorbitanti direttamente proporzionali alla fantasia dei nomi che utilizzano. Chi sperimenta simili pratiche, essendo nella fase hobbistica del sentiero spirituale, spera di trovare dei momenti di evasione nella propria vita ma prima o poi il percorso lo porterà a considerare lo yoga come uno strumento per vivere meglio e più profondamente. Allora le parole di Swami Vivekananda, che descrivono l’essenza del Karma yoga come la realizzazione del segreto del lavoro, potrebbero essere ascoltate. Secondo Sri Aurobindo lo yoga dell’azione insegnato dalla Bhagavad-Gita è la via dell’opere che, quando vengono compiute senza egoismo, costituiscono il primo gradino del sistema dello Yoga. L’essere umano, attraverso un’attività sempre più disinteressata, può imparare a donare ogni azione al Signore e così facendo diviene l’operaio divino. Per Sri Aurobindo il solo movente di colui che pratica il Karma yoga è quello di mantenere la coesione nel mondo.