Il Jnana yoga

JnanaYoga_300_0“Tardi ho imparato che quando la ragione moriva, nasceva la Saggezza; prima di questa liberazione avevo solo la conoscenza.”

Sri Aurobindo

Secondo la tradizione indiana lo Jnana yoga è la via della conoscenza e trova molti punti di contatto con il Vedanta di Sankara. L’aspirazione alla conoscenza è innata nell’uomo, in particolare è la mente che insegue la verità adoperando le qualità intellettive. Il Jnana yogi ha ricercato la verità assoluta ed è arrivato a conoscere un aspetto del divino incarnando e manifestando la sapienza. Il Jnani imposta la ricerca dell’Assoluto attraverso uno studio sistematico, che necessita di una forte centratura su stessi. Il praticante del Jnana yoga preferisce alimentare l’aspetto speculativo della propria personalità rispetto a quello volitivo, sentimentale o pratico. La lettura è il suo pane quotidiano e la deduzione è il fuoco che lo riscalda.

Una profonda curiosità alimenta il suo tentativo di avvicinarsi alla vita. Spesso il suo pensiero tende a confrontarsi con la metafisica ma vi si avvicina a cavallo del suo destriero, la logica, compagno di tante battaglie ingaggiate in diversi luoghi del mondo. Prima di intraprendere la via stretta dell’intuizione, il jnani impara a domare la mente con la ragione. La tradizione ci insegna che sono sette le stazioni di posta in cui dovrà soffermarsi la lunga cavalcata del cavaliere della conoscenza. Come in altri tipi di yoga la sadhana viene intrapresa attraverso una purificazione che ne risulta l’approccio iniziale e il conseguimento finale. Infatti le prime quattro tappe del Jnana yoga: la discriminazione (viveka), il distacco (vairagya), l’autodisciplina (tapasya) e l’aspirazione alla libertà (mumuksuta) costituiscono i pilastri su cui si fonda ogni realizzazione spirituale. Magari rispetto ad altri yoga queste attività non vengono sperimentate in tutta la loro portata, ma quel tanto che basta per non smarrire la via intrapresa. Possiamo ritenere che la peculiarità del Jnana yoga si riscontra nelle tre tappe finali che ne rappresentano il cuore pulsante: ascolto (sravana), riflessione (manana) e meditazione (dharana). Il Jnani per poter conoscere inizia ad ascoltare quello che gli comunica la vita attraverso il contatto con le cose del mondo. Nell’udire dei suoni che prima erano impercettibili alimenta la fiamma della curiosità. Così la luce, emanata dalla fiamma della conoscenza, rivela l’eco di mondi lontani che generano nella mente verità profonde.

E’ il momento della riflessione sistematica che corre in difesa di ciò che ha bisogno di realizzarsi nel tempo e nello spazio. Il pensiero prolungato può sciogliere le contraddizioni che emergono quando la mente si spinge in luoghi non ancora integrati dall’esperienza. In questo modo la mente espleta la funzione basilare della ragione organizzando le idee. Secondo i Maestri la meditazione è una attività della mente che conduce dalla dualità alla sintesi e, praticandola, ciò che è stato organizzato analiticamente trova compimento nel superamento della conoscenza intellettiva che si trasforma in conoscenza spirituale. Per l’Antica Saggezza il Jnana yoga è un sistema che conduce l’intelletto umano alla sua massima altezza, ma se nel frattempo non viene intrapresa la strada che porta al cuore il praticante rischia di alimentare la brama di verità e bellezza che produce una conoscenza vuota, fine a se stessa. Non certamente di grande utilità per chi vuole stare bene al mondo.