Il fuoco nella religione vedica

Come abbiamo avuto modo di mettere in evidenza precedentemente in altri articoli (vedi https://www.yogavitaesalute.it/2015/01/21/india-antica-culla-della-spiritualita-15070.html), il culto vedico poggia sul sacrificio. Dell’importanza e della centralità del rito in ambito vedico ci occuperemo in un prossimo articolo. Intanto ci soffermiamo sul r

Il fuoco nella religione vedica

uolo cardine del fuoco, presente in tutte le manifestazioni religiose.

L’uomo vedico, in particolare il brahmano, è molto impegnato nella lotta per la purezza e dedica molto sforzo per vivere una vita retta e possibilmente innocua. Il sacrificio è il mezzo che gli garantisce uno stato di purezza costante.

Il veicolo dell’offerta è il fuoco che per essere acceso richiede una cerimonia autonoma. In genere sono necessari tre fuochi, con caratteristiche e finalità diverse, per celebrare i diversi sacrifici. Tali fuochi sono disposti rigorosamente secondo un ordine preciso, intorno ad una depressione del terreno che deve fungere da altare.

Il rito solenne più corto è l’Agnihotra, o “Oblazione al fuoco”. Si tratta di una offerta di latte ad Agni, eseguita dal sacerdote e dal laico la mattina e la sera.

Al centro dell’esistenza sociale e rituale della famiglia del brahmano vi è il sacro focolare, simbolo del luogo dove risiede Agni, custode del fuoco domestico. A lui viene offerto, all’interno della casa, un triplice sacrificio.

Ad Ovest, a base circolare c’è l’Agni ancestrale, che il “capocasa” ha ricevuto dal padre e deve essere alimentato e accudito da lui e dalla moglie, eventualmente aiutato dal figlio maggiore; questo fuoco dà la fiamma per attizzare gli altri due fuochi necessari alla celebrazione del rituale.

Ad Est c’è l’Agni “oblatorio”, a base quadrata, che riceve le offerte nei vari sacrifici.

A Sud troviamo l’Agni “cuocitore”, a forma di mezzaluna, dove viene fatta l’offerta supplementare di riso. Questo terzo fuoco ha la funzione di tenere lontane le entità mostruose e le loro energie negative, bruciandole con le sue fiamme.

Al fuoco domestico, prima del pasto, viene fatta offerta di parte del cibo; così, puntualmente, al rientro in casa gli si rende omaggio, e regolarmente gli si presentano gli ospiti, gli si pone davanti il nuovo nato perché possa da lui essere benedetto. Saranno le sue fiamme, portate alla pira funebre, ad ardere i cadaveri delle persone della famiglia.

Il rito dell’Agnihotra ha luogo quotidianamente, a mezzogiorno e la sera, con la partecipazione di tutta la famiglia. Solo l’uomo sposato è, però, autorizzato alla celebrazione: egli, al momento delle nozze, congiungendosi con la sua metà diviene completo e riceve il proprio Fuoco.

I riti nuziali, che sanciscono l’identificazione dei coniugi con il Cielo e la Terra, culminano con la cerimonia dell’intronizzazione nella nuova casa di Agni nella sua triplice forma. Lo “ahitagni”, colui che ha insediato Agni, il fuoco, è una figura estremamente importante nella tradizione vedica. Anche se oggi è una figura in via d’estinzione, i pochi sopravvissuti sono guardati con rispettosa ammirazione.

La centralità del fuoco nella cultura vedica è naturalmente legata alla sua funzione purificatrice. Le sue fiamme, bruciando le impurità dell’uomo, lo conducono all’immortalità. Esso è anche simbolo della volontà umana che aspira alla saggezza divina.

La personificazione del fuoco all’interno del pantheon vedico, come abbiamo visto, è rappresentata dal dio Agni, la divinità più importante dopo Indra. Egli soprattutto personifica la funzione sacrificale del fuoco e rappresenta il mediatore fra il regno umano e quello divino.

Pur non avendo un culto specifico, Agni assume grande importanza per tutte le cerimonie rituali, che si concludono con un’offerta del fuoco sacrificale. Gli Agnihotri sono una classe di brahmani dediti proprio all’invocazione del dio del Fuoco durante le cerimonie.

 

Bibliografia:

  • Radhakrishnan, La filosofia indiana, Edizioni Ashram Vidya, Roma, 1998
  • Renou, L’Induismo, Xenia Edizioni, Milano, 1994