I fondamenti dello yoga

300Fondamenti_dello_Yoga_0Innocuità, veracità verso tutti gli esseri, astensione dal furto, dall’incontinenza e dall’avidità sono Yama, o i cinque comandamenti.
La purificazione interiore ed esterna, il contentarsi, l’ardente aspirazione, la lettura spirituale e la devozione per Ishvara sono Nijama (o le cinque regole). 
(parafrasi degli Yogasutra di Patanjali del Maestro Tibetano)

L’Antica Saggezza ci insegna che Intraprendere la pratica della scienza dello yoga è possibile quando la coscienza, sufficientemente purificata, può rivolgere lo sguardo entro se stessa. Ci vorrà del tempo affinché vengano comprese le cause della sofferenza  percepita. In questo periodo le forze interne dovranno essere conosciute e riorientate, in modo tale da eliminare quegli ostacoli che impediscono la visione del Sé superiore. Patanjali negli Yogasutra ci insegna otto mezzi per realizzare tale opera. I primi due definiti yama  e nyama rappresentano i fondamenti dello yoga. Yama è l’insieme di cinque comandamenti molto semplici e chiari che si occupano dei rapporti con gli altri. Se tali comandamenti fossero praticati con sincerità renderebbero idilliaci i rapporti umani e la vita sulla terra diventerebbe paradisiaca. Nyama è composto da cinque regole  che governano i rapporti con il mondo interiore. Secondo gli Yogi per poter praticare lo yoga è necessario aver  sperimentato  almeno in parte yama e nyama.

Alice A. Bailey li ha paragonati ai dieci comandamenti trasmessi da Mosè al popolo ebraico in quanto allo stesso modo preparano all’incontro con il principio spirituale.  Addiritturayama essendo definito da Patanjali il grande voto, può essere messo in relazione con la legge universale (Dharma). Infatti i cinque comandamenti hanno caratteristiche universali e potrebbero costituire il fondamento delle relazioni pacifiche con tutti gli esseri senzienti. Inoltre possiamo pensare che l’innocuità, il primo comandamento,  raccoglie in sé tutti gli altri. Il significato del termine innocuità non è molto conosciuto, spesso viene associato alla passività, invece è un’attività non distruttiva.  Può essere considerata  come l’alfa e l’omega di ogni realizzazione spirituale ed anche la cartina al tornasole per testare verso  quale direzione stiamo procedendo. La realizzazione dello yoga si palesa nella capacità di non essere distruttivi nei confronti degli altri esseri oltre che verso se stessi.

Ma quanto è lontana da tutto ciò l’umanità. Quanto poco siamo attenti alle necessità dell’altro. Anche nelle “migliori famiglie” in nome delle pulsioni personalistiche ammantate di buoni propositi si tende a calpestare i diritti elementari del prossimo senza neanche accorgercene. Siamo bravi a enunciare proclami, ma così poco inclini a farli seguire da una azione adeguata e in linea con quanto pensato o detto. Tutto ciò è espressione dell’ignoranza  (avidya) che è la vera causa della sofferenza. Siamo al mondo per imparare a vivere senza danneggiare gli altri. Se la nostra aspirazione di realizzare lo yoga non si fonda  sulla visione della non distruttività, ciò che andremo ad apprendere rimarrà una tecnica senza un vero costrutto per l’evoluzione della coscienza. Anzi nel breve periodo  può risultare deleteria, in quanto può contribuire ad alimentare il senso dell’io. Quindi nei momenti di difficoltà, quando saremo presi dal non sentirci all’altezza rispetto alla strada intrapresa  e ci domanderemo cosa devo fare?  Come mi devo comportare? Allora se fondati nella visione dello yoga potremo rispondere: nel modo meno distruttivo possibile.