Equanimità interiore, la conquista più dolce

“L’uomo che a questi contatti non si turba, che resta saldo ed equanime nella gioia e nella pena, costui, o migliore degli uomini, si rende degno dell’immortalità” (BG II, 15)

Le parole di Krishna arrivano dritte al cuore. In maniera semplice ma intensa il Divino Maestro spiega al discepolo come vivere pienamente la vita. Chiunque si leghi con ciò che è transitorio, è destinato a vivere il dolore e l’afflizione.

La percezione è importante, ci conduce verso l’approdo possibile, eppure una volta giunti sulla riva l’imbarcazione che ci ha “salvati” deve essere abbandonata, altrimenti diventa un impedimento. La sofferenza può essere alimentata indifferentemente dalla percezione dell’afflizione come della felicità.

Krishna ci spinge ad imparare a vivere. Non ci indica di lasciare il mondo, anzi ci spinge ad imparare a stare al mondo. Ogni esperienza rappresenta un’opportunità per accogliere maggiormente la vita e a riconoscere così, sempre più, la legge.

Quando il percipiente s’identifica automaticamente con ciò che prova, è destinato a soffrire. Nel reagire meccanicamente alle sensazioni, si crea un automatismo della coscienza che tiene lontani dal sé e dalla vita. Così, distanti da se stessi, lo sguardo non può che appoggiarsi su aspetti superficiali e quindi transitori dell’esistenza. Mentre ciò che ci contraddistingue, la Reale Natura, non viene considerata. In altre parole se la percezione, invece di essere agita viene subita, la vita appare minacciosa.

Allora tutto diviene oscuro: l’insicurezza “la fa da padrone” e la felicità viene rinchiusa in contesti apparentemente conosciuti dove la novità spaventa divenendo uno spettro da essere scacciato. Comunque, nonostante la difficoltà ad uscire dai meandri della personalità possa essere percepita quotidianamente, Krishna indica come possibile la transizione dal buio alla luce. La trasformazione continua di se stessi, la pratica dello yoga, conduce dall’irreale al reale.

Solo chi rimane saldo in se stesso può unirsi alla vita. Per rimare distaccati dagli eventi, è necessario identificarsi con aspetti profondi della coscienza. Chi non si muta al mutarsi delle cose è equanime, accoglie dolcemente l’esperienza continuando così, ad affermare il meglio di se stesso.