E se ci fossero analogie tra i samskara e le onde gravitazionali?

samskara e onde gravitazionali

“Poiché le impressioni (samskara) permanenti nella memoria (smrti) possono risorgere (sono latenti) benché si siano cambiati gli eventi.” Patanjali

È molto recente la notizia delle scoperta dell’esistenza delle onde gravitazionali.
Per essere precisi, sono recenti le prove che esse esistono, mentre la teorica presenza di queste onde fu già predetta da A. Einstein nella teoria della relatività generale, e ancora prima dal fisico Joseph Weber, e poi, successivamente, dal “nostro” Marco Todeschini, ingegnere geniale e sconosciuto ai più.

Tutte le volte che sento di nuove scoperte nella fisica o nella chimica, ho un sussulto che mi tocca intimamente.
Forse perchè questa sfera della scienza mi ricorda tutte le ore passate in macchina, d’estate, con la mia adorata cugina abruzzese, che mi raccontava formule matematiche e me le spiegava, mi disegnava eterocicli (che non sono biciclette), pur di distrarmi da quella simpaticona di sua madre, mia zia, la cui presenza non è stata proprio leggera per noi due…

Nello yoga ho sempre trovato un filo che mi conduce alla scienza, in particolare alla fisica.
Le onde gravitazionali sono un mistero, certo, così come i Samskara, i semi latenti del karma.
Entrambi non si vedono, ma i loro effetti si propagano e piegano lo spazio-tempo permanendo per un tempo indefinito e ancora incalcolabile.
Le onde gravitazionali sono definite onde deboli, in realtà sono semplicemente difficili da percepire dal nostro orecchio fisico e dai nostri mezzi attuali (salvo dagli interferometri usati dai centri di ricerca che sono in grado di percepire modificazioni dello spazio-tempo dell’ordine di un milionesimo di diametro atomico), così impercettibili sono i semi latenti del Karma: i samskara.

Le onde gravitazionali (lo so che ora vorreste consigliarmi un TSO), le vedo come impressioni karmiche dell’universo, che hanno lasciato una loro traccia, attraverso il suono che si propaga nella materia dell’etere planetario e riguardano il karma del nostro pianeta. Da tempo, penso che i buchi neri riguardino, esotericamente, le immagini karmiche del nostro universo o la somma di esse.
I samskara del nostro universo lasciano tracce negli strati della coscienza cosmica.
Il termine samskara deriva dal sanscrito Sam (completo) e kara (azione , causa) ed è proprio attraverso l’agire che si creano i samskara e quindi il karma. Non a caso, gli scienziati collegano il suono propagato dalle onde gravitazionali al Big Bang. C’è una spinta all’azione più grande della creazione? Direi proprio di no.

Le onde gravitazionali, sono onde emesse da materia in movimento, trasportano le informazioni di eventi cosmici di cui non si conosce ancora la natura e riguardano da vicino l’esistenza e la modifica, guarda caso, dei buchi neri: le immagini karmiche.
Mi piacerebbe che qualche astrofisico leggesse questo articolo, magari un fondamento di ispirazione reale c’è, e con le sue competenze, che non sono di certo quelle di una provetta esoterista come me, potrebbe trovare un nesso tra fisica e scienza dello yoga, antica arte di indagare la vita, quindi non tanto distante dalla vera ricerca scientifica.