Da anima ad anima

Risplende, fulgida, la luce dell’anima nella materia, ma solo per chi ha occhi per vederla avverte i Maestri. Presi dalle situazioni contingenti non riusciamo a scorgere quella luce superna che proviene dall’intimo di ogni cosa. Comunque vi sono dei momenti dove il soffio della vita si fa più intenso, come il battito d’ali di un uccello che deve spiccare il volo. Per cui ad ognuno di noi non mancano le impressioni di una vita più grande in cui siamo immersi.

Nella pianura del Kurukshetra, prima della battaglia, Sri Krishna dispensa ad Arjuna le verità dello Yoga. La trasmissione degli insegnamenti da Maestro a discepolo, paramparà, unisce nella luce generazioni diverse, mantenendo così coeso il cammino dell’umanità. La realizzazione dello Yoga preserva inalterata nella coscienza dell’umanità la scintilla della vera conoscenza, affinché divenga quella pietra focaia necessaria per accendere quelle menti che aspirano alla verità.

A volte il dubbio ci paralizza, eppure se ascoltiamo più in profondità sentiamo quanta forza scorre in noi. In quei momenti siamo increduli come dei bimbi di fronte ad un nuovo gioco. Ma una volta rotti i freni inibitori viene il bello, in quanto si inizia a giocare. La percezione della sofferenza ha aperto nuove vie nella coscienza di Arjuna, adesso il discepolo è pronto ad ascoltare il Maestro. Le parole di Sri Krishna provengono dalle dimensioni alte della vita, per cui nuove opportunità si dischiudono nella coscienza di che le ascolta con animo sincero.

Intanto il discepolo inizia a percepire che la sua presenza nel mondo non è soltanto in funzione del meccanismo di risposta agli eventi che bussano alla porta. In ogni momento vi è la possibilità di fare altro rispetto a quanto ci obbliga l’automatismo della coscienza. Sri Krishna insegna che la chiave della saggezza, cioè la capacità di stare bene nel mondo, consiste nel distacco.

“ Colui che non prova attaccamento per cosa alcuna e, allorquando sopravvengano il male e il bene, non si affligge o si rallegra, in lui la saggezza è saldamente stabilita” ( BG II,57)

Allorchè ritrae i sensi dagli oggetti sensibili, come la tartaruga le membra, in lui la saggezza è saldamente stabilita. ( BG II, 58)

Diversi commentari sono concordi nell’indicare che in questi versi Sri Krishna non si riferisce ad una rinuncia fisica agli oggetti dei sensi. Come mai, allora, quando un aspirante spirituale si confronta con il mondo dei sensi tende ad eliminare l’oggetto delle sensazioni invece di ritirare la propria presa sull’oggetto? Dipende dal grado di coscienza e in ultima analisi dal tipo di rapporto che esercita l’anima sulla personalità. Nel caso di una coscienza ancora fortemente polarizzata sull’asse della personalità, quella persona farà fatica a vedere altro rispetto al mondo della triplice personalità. Quindi, in questo caso, la risposta all’impulso spirituale passa dall’eliminare gli oggetti materiali, cioè quello che percepisce come l’origine dei problemi. Invece una coscienza che si è aperta alla vibrazione dell’anima tenderà a riportare al centro ogni conflitto, cioè non si fermerà sugli effetti ma ne cercherà le cause che si trovano sui piani più sottili. Così, seguendo il sentiero dello Yoga, il discepolo imparerà a distaccarsi dagli effetti di una quotidianità che si presenta incessantemente come una dualità di percezioni antitetiche che possiamo sintetizzare in felicità ed afflizione.

Per cui fin quando vivremo sotto il dominio della personalità non potremo che sperimentare l’alternanza delle sensazioni. Soltanto quando vibreremo in connessione con il Regno dell’Anima potremo ritirare la nostra brama di possesso dal triplice mondo inferiore, così la pratica del distacco interiore, esperienza dopo esperienza, fa evaporare l’attaccamento alla forma. La ripetuta percezione del Sé Superiore tende a far svanire ogni tipo di attaccamento, per questo la vera trasmissione degli insegnamenti avviene da anima ad anima. Ogni Maestro non considera la personalità come il ricettacolo degli insegnamenti, ma più che altro indica di trasformarla perché non sia più di ostacolo al contatto con il Sé Superiore e divenga, così, essa stessa fonte di trasmissione della luce. La gioia, la bellezza e la bontà discendono dal Cielo eppure vi sono degli spazi della mente umana che vibrano di già all’unisono con le note celesti. Ed è proprio in queste fasce della coscienza che è possibile accogliere gli insegnamenti spirituali.

La vita dei Maestri ci insegna che la fonte della pace, cioè quello che ci consente di superare ogni barriera individuale, va riscoperta nella dimensione spirituale tramite il contatto da anima ad anima. Niente può impedire alle anime di ritrovarsi, casomai c’è da ripristinare nella coscienza un flusso che si è interrotto nella discesa nei piani densi della vita. I veli della materia non possono nascondere per sempre quella luce che unisce tutte le anime. Quando ci lasceremo attrarre da questa intima unione sprofonderemo in una vita sempre più piena, gioiosa e ben radicata in quello che c’è da fare.