Aprirsi al silenzio: la forza di ascoltarsi

Aprirsi al silenzioIl percorso spirituale è pieno di incognite e di meravigliose sorprese. Chi aspira allo yoga, prima o poi, si dovrà confrontare con ciò che è presente nell’animo.

Nonostante la scelta della conoscenza sia stata compiuta, lo slancio e lo sgomento si alternano nella vita del discepolo. Come su un crinale della montagna, il futuro vittorioso vede ai suoi lati ambedue le vallate. Una, baciata dalla luce dell’anima, richiama la gioia, l’altra invece, all’ombra del nero drago, evoca la tristezza.

Il cammino dell’aspirante allo yoga inizia con la ricerca della luce, ma è nel purificare gli angoli sporchi della personalità che il percorso prosegue verso la verità. Quando saranno visibili entrambe le vallate allora il discepolo potrà proseguire dritto verso la vetta della montagna.

Dopo che l’aspirante avrà avuto il coraggio di ascoltarsi, verrà accompagnato dalla voce del silenzio. L’orgoglio e la presunzione impediscono di udire il dolce suono della vita. Ma per liberarsi dal sordido rumore è necessario ascoltare e riascoltare la nota stonata emessa.

Così fino a quando la personalità non si sarà purificata, le grevi frequenze della coscienza impediranno al discepolo l’unione con la divina sinfonia.

Gudakesha(Arjuna), il terrore dei nemici rimase in silenzio (BG II,9)

Invece quando il discepolo resterà in silenzio, e solo con se stesso ascolterà ciò che proviene dal suo interno, aperto alla vita, potrà udire la Voce del Maestro. Se l’energia della consapevolezza non viene dispersa nell’identificazione con stati illusori emotivi e mentali che alimentano il meccanismo della coscienza, la percezione può accordarsi con il suono del silenzio.

Adesso Arjuna è pronto per ascoltare Krishna. Tutta l’alternanza delle emozioni vissute, anche quelle più nere, lo hanno condotto al silenzio. Nel confrontarsi con se stesso, per non cedere alla distruttività, ha dovuto mettere a tacere la mente e così aprendosi alla propria natura ha superato un’altra prova