La pace, una mente in equilibrio

la-pace-una-mente-in-equilibrio“Saldamente stabilito nello yoga, o Conquistatore di tesori, compi la tua azione libero dall’attaccamento, imperturbabile nella sconfitta e nel successo. Yoga significa equanimità.”(BG II, 48)

Krishna svela ad Arjuna il segreto della libertà. Lo yoga si realizza mantenendo in equilibrio la mente. Nella pianura del Kurukshreta Arjuna inizia ad intravedere il vero nemico. Non si tratta del numeroso esercito capeggiato dall’ostile cugino, Duryodhana. L’attaccamento è il vero ostacolo da superare per vivere in pace. Il muoverci nella vita porta a sperimentare i frutti dell’azione. Krishna li divide in successi e sconfitte. Il Signore Buddha, pur mantenendo inalterato l’impianto duale dell’attaccamento, lo ha ulteriormente suddiviso nelle otto vicissitudini mondane : guadagno, perdita, fama, disonore, lode, offesa, felicità e sofferenza.

Ognuno di noi nel suo vivere quotidiano si deve confrontare con un caleidoscopio di sensazioni che degradano dalla felicità al dolore. L’abitudine ad identificarci con quello che viviamo ci conduce a rispondere meccanicamente agli eventi con cui ci rapportiamo. Mentre reagiamo a ciò che ci capita stiamo dichiarando la nostra dipendenza dal mondo. Ci sentiamo profondamente impotenti. In questo modo l’esterno diviene così pericoloso che deve essere schiacciato o schivato. Tutto ciò porta ad una crescente ansietà e bisogno di supremazia che mal si sposano con la pace. Preservando questa inquietudine interiore non siamo liberi di sperimentare la serenità di animo.

Secondo Sri Krishna e Lord Buddha possiamo resistere alle forze distorte presenti in noi attraverso la pratica dell’equanimità. Anche in occidente vi sono degli insegnamenti legati all’equanimità. Infatti Virgilio istruisce Enea a rimanere fermo nei suoi pensieri : “Mens immota manet”(Eneide IV,449).

La capacità di restare in equilibrio sulle onde del divenire è possibile quando la mente è salda in se stessa, cioè quando si è stabiliti nello yoga. Fino a quel momento siamo destinati a cadere svariate volte. Tante sono ancora le spinte alla distruttività che albergano nel nostro cuore. Per cui nel praticare l’equanimità sembra di muoversi controcorrente.

Ma non dobbiamo perdere tempo nel provare a nascondere le nostre difficoltà, anzi proviamo a benedirle sottoponendolo alla luce della coscienza. Questo è il sentiero che ci attende, la via dello yoga. Non dobbiamo temere di perdere l’equilibrio, casomai dalle cadute possiamo imparare a rialzarci sempre più prontamente. Così diminuisce il tempo del disequilibrio, cioè dello stare male.

Se vogliamo vivere in pace dobbiamo aspirare all’equanimità, dobbiamo realizzare lo yoga. Una preghiera buddista recita così:

Possano tutti gli esseri dimorare nell’equanimità,
senza attrazione e avversione,
non vicini a qualcuno e distanti da altri.
Possano dimorare così,
possa io fare in modo che sia così.

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