Yoga significa unire

Yoga significa unioneL’idea che mi sono fatto dello Yoga nel corso degli anni è mutata notevolmente, infatti, pur non comprendendone fino in fondo il significato, mi rendo conto che siamo in presenza di un argomento molto vasto, che non può essere esaurito solo per il fatto che se ne parli, e aggiungerei, per fortuna, oppure che lo si pratichi saltuariamente, e meno male che ciò accade (con modalità a volte bizzarre), si fa quel che si può, in futuro andrà meglio.

Il tempo e l’esperienza chiariranno il significato di questa disciplina. Per quanto mi riguarda mi ritrovo sempre di più in una frase che sentii pronunciare da Massimo Rodolfi, e che al riguardo rimandava alla possibilità di divenire educati, con la pratica dello Yoga. Praticare Yoga significa cominciare a prendersi cura di se stessi e del prossimo, partendo da ciò che ancora produciamo come impedimento a questa possibile realizzazione, assumendocene la responsabilità.

Che ognuno pratichi lo Yoga che ritiene essere più funzionale, la Vita, in ogni caso, saprà dargli ciò che è necessario, orientando adeguatamente le esperienze in funzione della necessità oggettiva dell’Anima di fortificarsi nello Spirito. Yoga significa unire, ricordiamocelo sempre più spesso, soprattutto quando, tronfi di ciò che facciamo, riteniamo normale alzare barriere o scavare fossati, nei confronti di tutto ciò che potrebbe ledere i nostri assolutismi.

All’inizio di questo articolo, ho parlato del fatto che è mutato nel tempo il significato che do alla parola Yoga, non più legato, semplicemente, alle regole da rispettare, regole che da sole non bastano. Questo perché, intanto, dovrebbero essere comprese, e soprattutto applicate senza modificarle a proprio uso e consumo, comunque offuscati dalle proprie illusioni. Qualunque Yoga si pratichi, si deve vedere nel quotidiano la sua efficacia, valutata nella propria capacità di unire.

L’idea che si ha dello Yoga tende a mutare spesso quando si scontra con l’oggettività della Vita, incapaci come siamo di accettarla così com’è. Non che non possa migliorare, la Vita, perché di certo lo farà, ma bisogna anche accogliere il fatto che, in un preciso istante non potrà essere diversa da come si è manifestata. L’ignoranza è repulsiva, di accettare la possibilità di unire non se ne parla nemmeno, eppure, non abbiamo scampo, e sentirsi con le spalle al muro è una benedizione da parte della Vita, con la possibilità di non potersi più nascondere.

Come esseri umani pretendiamo di avere ragione, e se veniamo toccati in questa presunzione diveniamo permalosi, quando invece basterebbe chiedere scusa, oppure ammettere di non avere capito, che la nostra reazione è stata dovuta ad un comportamento automatico, che voleva semplicemente proteggere ciò che non siamo disposti, ancora, a lasciare andare. Invece che cosa facciamo? Ci rifugiamo nelle regole che ci siamo dati, incapaci di comprendere come gli altri non si adeguino senza protestare.

Temo che non esista nessuna ragione che giustifichi le crepe della nostra coscienza, dalle quali trasudiamo ignoranza, condizione attraverso la quale, essere felici è pura utopia. Per questo la mia valutazione sulla pratica dello Yoga è cambiata nel tempo, perché al di là dell’ignoranza che ancora mi perseguita, mi sembra di percepire uno squarcio più ampio in tutto questo, uno squarcio che mi fa intravedere sempre più chiaramente che Yoga significa unire.

Abbassare i ponti levatoi dei castelli che abbiamo costruito, nei quali dimoriamo da tanto tempo, e che sono stati difesi ad oltranza con tutte le nostre forze, diviene inevitabile se la nostra ricerca dell’armonia e del benessere è sincera. Partiamo da questo, dal fatto che ciò che è unito produce risanamento, mentre ciò che è diviso produce malattia. Non importa se non comprenderemo sino in fondo ciò che stiamo vivendo, tanto non accadrà mai, l’importante è coltivare ciò che unisce senza se e senza ma.

Questa è l’unica regola da applicare, il resto ne è una conseguenza, perché, se in assenza di violenza cessa la violenza stessa, in assenza di divisione si creano le condizioni affinché la compassione alimenti le nostre esistenze, così da comprendere che le nostre esperienze vengono da un ceppo comune, e l’albero a cui diamo vita, patrimonio di tutti.

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Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari

Graziano Fornaciari nasce nel 1961 a Modena, vivendo un'infanzia ed un'adolescenza nella continua ricerca di un'armonia percepita come possibile. Diplomatosi come perito termotecnico, radica, attraverso quest'esperienza, la necessità di amalgamare, per un fine comune, gli elementi della natura: terra, acqua, fuoco, aria. In seguito, partecipa a corsi di comunicazione, nei quali prende contatto con la propria emotività, percependo la necessità di viverla con distacco. La ricerca delle cause della sofferenza lo conducono alla pratica della meditazione, attraverso il Raja yoga, all'interno dell'associazione Atman, di cui diviene insegnante nel 1997. Si iscrive nel 1996 a Energheia, prima scuola italiana di formazione per terapeuti esoterici, diplomandosi nel 1999. Ne diviene insegnante nel 2006 e adesso lavora presso le sedi di Modena e Roma, dedicandosi, consapevole della propria imperfezione, al conseguimento di una maggiore innocuità nei confronti della Vita, nel rispetto di se stesso e degli altri. Inoltre, cura una sezione all'interno della rivista esoterica, on-line “Il Discepolo” prima emanazione della Draco Edizioni casa editrice di divulgazione esoterica. Collabora anche, al portale web Yoga, Vita e Salute.